giovedì 29 dicembre 2011

La crisi è finita

Da oggi inizia la Miseria...
Riforme, liberalizzazoni, sobrietà, via libera alla qualunque e al disfacimento delle regole e dei valori che stanno dietro ad esse!

mercoledì 28 dicembre 2011

Il nuovo anno

E' stato un lungo silenzio. E' durato più di un mese. Novembre e il periodo di attesa del Natale sono per me mesi speciali, di raccoglimento, di pensieri, della notte lunga e dell'immensità del cielo. Ora che il Natale è passato. anche tutto lo stress forzato se n'è andato e il senso di sospensione di questi giorni, prima dell'inizio del nuovo anno e del rientro alle cose di sempre, sono occasione di vera pausa e di godimento: per le motivazioni ritrovate e progetti che proseguiranno con rinnovato vigore e passione.
Auguro a chi mi segue un Ottimo 2012. Chissà, magari ci sarà modo di condividere (da parte mia è certo) le soddisfazioni che verranno.
Pica

giovedì 22 dicembre 2011

Desideri

Il silenzio non è solo necessario.
A volte è un desiderio profondissimo...

martedì 22 novembre 2011

venerdì 18 novembre 2011

Domenica in Palantina

Per la tutela del Cansiglio...ogni anno da 24 anni si organizza una manifestazione.

In Palantina - Foto E. De Luchi

"A tutti,
domenica 13 è stata una giornata fantastica, a Casera Palantina eravamo in mille o forse di più, in molti sono partiti presto e hanno fatto delle varianti in zona o si sono fermati in alto, alla Forcella.
Vi terremo informati se ci saranno degli sviluppi. Era presente anche il giornalista Maurizio Menicucci di RAI 3 ed il servizio che ha girato andrà in onda sabato 19 ( domani...) su Ambiente Italia, dalle ore 13 in poi.
Un grazie ancora a Tolo Marton, a Enrica Bacchia e anche al suonatore di cornamusa ( di cui ignoro il nome) i quali, con strumenti e canto, hanno saputo creare un'atmosfera magica, un vero omaggio alla Montagna. Grazie anche a Vito Mason e Piera Biliato che hanno convinto Tolo a partecipare.
Una adesione così numerosa è sicuramente il segno di una grande attenzione ed una sicurezza in più nella tutela dell'Antica Foresta.

L'appuntamento per il prossimo anno 2012 sarà per domenica 11 novembre, esattamente il giorno di San Martino, così come è stato 25 anni fa, quando abbiamo cominciato.

[...]

un saluto e arrivederci al prossimo anno
toio de savorgnani e michele boato"

La piana del Cansiglio dalla Palantina - Foto E. De Luchi

Foto E. De Luchi

Foto E . De Luchi

giovedì 17 novembre 2011

Solo io potevo?

Solo io potevo fare 4 km, lungo il Naviglio Grande, su una pista ciclabile in AUTO, di notte???


Visualizzazione ingrandita della mappa

Non credo! Questa è l'uscita, mentre dall'altra parte, all'entrata dove sono passata io, non c'è alcuna indicazione che si tratta di una pista ciclabile, con accesso ai soli frontisti.
Mi è andata bene!

mercoledì 9 novembre 2011

Affrontare il mostro

Mi sono decisa: a breve farò la mia prima visita all'ex area Appiani a Treviso.
Ho continuato a temporeggiare per troppo tempo. Il mostro che ha tolto linfa vitale al centro storico di Treviso con l'installazione di numerosi uffici è un luogo che DEVO vedere. Mi hanno consigliato di andare accompagnata. Dicono che potrei schiattare dopo i ripetuti colpi alla vetrate che potrei dare con la testa.
Chissà.. Intanto mi son preparata un po' consultando ciò che il mondo virtuale offre. Ma qui di virtuale non c'è niente, purtroppo. E' tutto vero!

Immagine aerea tratta da google maps

Immagine dell'area Appiani tratta da google maps

altra immagine da google Street view

Come sopra

Come sopra

domenica 6 novembre 2011

1500 posti di lavoro del nuovo stabilimento IKEA a Treviso: ricatto o corruzione?

A Treviso al nuovo stabilimento IKEA si è già detto di sì. Di questi tempi, 1500 posti di lavoro sono interesse pubblico.
Questo interesse pubblico è giustificato dai promessi posti di lavoro in tempo di grave crisi.

Per questo, il percorso burocratico sarà il più rapido e in discesa possibile. Questo avverrà, a detta del Presidente della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro attraverso alcune operazioni di facilitazione. Dopo che la Provincia avrà ottenuto il via libera da parte della Regione si provvederà alla variante di niente-po-po-di-meno-che il PTCP! Pare tutto così facile.
Fattostà che sembra che questo nuovo stabilimento occuperà terreno agricolo sottraendolo all'agricoltura e determinando nuova cementificazione e occupazione del suolo.
La Regione sancisce con la legge sul Governo del Territorio (L.R. 11/2004) che l'occupazione di suolo è ammessa solo in mancanza di alternative di riuso di altri terreni da recuperare e riutilizzare.
Quei terreni ora agricoli hanno ancora valore agricolo: forse ora costano poco. Di certo il proprietario non è IKEA. L'attuale proprietario del terreno probabilmente ha proposto l'affare a IKEA e IKEA si è fatta sotto e ha espresso il suo interesse in modo palese. A questo punto, il proprietario di quei terreni che ha fiutato la speculazione possibile, già vede quasi fatto il suo privato affare: vendere quelle terre al prezzo di area edificabile. Già abbiamo trovato un interesse privato sul fronte dell'operazione IKEA. L'altro interesse privato è quello di IKEA stessa. Ecco, promette 1500 posti di lavoro. Quanti di questi sono a tempo determinato? Cioè dureranno per il tempo di apertura e chiusura del cantiere? Quanti saranno i posti di lavoro a tempo indeterminato? Certi e che daranno reddito certo? Io lo vorrei tanto sapere!
All'IKEA di Padova i dipendenti sono 53! Ebbene sì qualcuno è andato a chiedere.
Si potrebbe obiettere che l'IKEA può attivare un indotto importante. Ma scusate: le leggiamo le etichette dei prodotti IKEA? Il posto più vicino in cui l'IKEA crea indotto è la Turchia. I prodotti IKEA nascono con una filiera di produzione all'estero.
Una volta realizzata la fabbrica dovranno essere garantiti i servizi pubblici non solo primari, ma anche secondari e i trasporti. Questi saranno a carico della collettività e saranno un costo di gestione costante e garantito per le casse pubbliche.
A questo punto non so spiegarmi come sia possibile che così facilmente gli amministratori pubblici (Leonardo Muraro e la sua giunta) accettino la favola che ci raccontano: posti di lavoro garantiti! E che questa sia la principale giustificazione di un'operazione che è in tutto e per tutto privata e con speculazione immobiliare.
Per favore, signor Muraro, ci spieghi (a noi cittadini) come fate, lei e la sua giunta, a essere così creduloni! Solo per i più maliziosi: Siete voi i proprietari dei terreni dove si costruirà l'IKEA?


lunedì 31 ottobre 2011

Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori



FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER LA TUTELA DEL PAESAGGIO E DEI SUOLI FERTILI

«Dal 1950 ad oggi l’Italia ha perso milioni di ettari della sua superficie libera (…) È giunto il momento di fare una campagna comune, di presidiare il territorio in maniera capillare a livello locale, di amplificare l’urlo di milioni d’italiani che sono stufi di vedersi distruggere paesaggi e luoghi del cuore».
Carlo Petrini (presidente di Slow Food e tra i primi aderenti al Forum)

Sabato scorso, 29 ottobre 2011 ho preso parte alla prima assemblea nazionale del Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio difendiamo i Territori. E' nato un nuovo movimento che raccoglie tutte le associazioni e i cittadini che considerano la tutela del paesaggio e la difesa del territorio dal cemento un valore prioritario per l'intera Nazione.
Il forum ha dato avvio ad una serie di attività per perseguire i seguenti obiettivi:
- proteggere i suoli dalla cementificazione, dall'urbanizzazione e dalla speculazione edilizia;
- definire gli elementi fondamentali di una legge che limiti e interrompa l'attuale circolo vizioso relativo allo sfruttamento dei terreni per gli scopi della rendita fondiaria e dell'arricchimento di pochi a scapito del bene comune territorio;
- censire gli edifici vuoti e inutilizzati allos scopo di dimostrare che non è necessario costruire scelleratamente;
- iniziare una capillare campagna informativa di sensibilizzazione rivolta a tutti per svegliare e risvegliare gli animi su questo tema.

Erano presenti oltre a tutte le associazioni aderenti, anche tanti amministratori locali (regionali, provinciali, comunali) che gridano con forza che così non si può andare avanti.

Tutti sono chiamati ad aderire da subito e tutti possono partecipare. Il forum è aperto e accoglie coloro i quali condividono l'idea che il paesaggio è un valore, portatore anche dell'identità collettiva della Nazione.

Vi invito perciò ad aderire personalmente o in qualità di associazione. Nel sito del Forum troverete le associazioni che lo hanno già fatto.
Un caro saluto
Pica




giovedì 20 ottobre 2011

Gli affari del comune sono anche affari miei

A parlar con le persone a volte resto basita. Cado dalle nuvole, non me l'aspetto di sentir dire certe cose.Ecco oggi sono andata a far domande.
Volevo sapere che aria tira sulla questione parcheggio Area Eolo.
Mi faccio coraggio ed entro nel bar più vicino. E' vuoto quando varco la soglia. C'è solo la barista dietro il banco. "Scusi" rivolgendemi a lei, "posso chiederle un'informazione?" - Già noto un cambio di espressione nel suo volto del tipo ("chissà che vuole questa" o "ocio 'desso"). Non ci bado e vado al dunque.
"Vorrei sapere se c'è un comitato di protesta per il nuovo parcheggio che faranno qui vicino, nell'area Eolo".
"Protesta? Quale protesta? Ma quelli sono affari del Comune!" dice.
Ed io: "Ma, saaa, era per via dei volantini che hanno appeso... Non si capisce se sono lì solo a titolo informativo o se indicano anche un malcontento. Ehm... che lei sappia c'è qualcuno che si è lamentato?" fuori dai denti! :D.
E lei mi risponde: "Oh no, no. Quel parcheggio lo hanno annunciato da un po' e ne hanno dato notizia attraverso i giornali. Servirà al San Camillo [l'ospedale di zona a circa 200 m di distanza n.d.a.]. C'è il verde di quartiere qui a lato. E' stato creato dal costruttore di quelle nuove palazzine, vede?" Guardo nella direzione che mi indica la signora e penso - ma quello è un fazzoletto!
Le dico: "Sa, l'area dove faranno il nuovo parcheggio, anche se non è ben definita o è andata in disuso, è un'area verde". Senza che io faccia altre domande, lei continua il discorso: "Era un campo da calcio. Prima c'era una associazione sportiva che andava lì a giocare, poi il comune li ha sfrattati. Si vede per gli affari [ancora!n.d.r] suoi, insomma, per fare il parcheggio. Comunque, noi, qui, abbiamo già il verde di quartiere". "Capisco" dico io. Mi metto a parlare di altre cose per non mostrare troppo interesse sulla questione. Ringrazio delle informazioni e me ne vado.
Giudizio:
Durante il colloquio mi si è aperto un mondo. Ho visto un mondo di creduloni (o forse solo quello della barista) che benpensano, che credono che il comune faccia bene a prescindere da altre opinioni, idee, modi di vedere e pensare la città e che, anzi, non c'è da aver opinioni o da dissentire.
Concludo, tra me e me, che il punto di vista della barista non può essere il punto di vista di tutti. Ma non sarà che lei si fa un po' voce degli avventori? Beh, se sta dietro il banco di un bar saprà bene quando e quanto parlare ed esporsi e, soprattutto, come dissimulare il suo vero pensiero. Bah!


Gli affari del comune sono anche affari miei!

Io la penso così e sono felice di essere un'impicciona e pure rompiscatole!

Il fatto è che gli affari del comune sono davvero gli affari di tutti...e ce ne dovremmo tutti indistintamente interessare.

martedì 18 ottobre 2011

Quando si dice cemento...

Al posto dell'area verde indicata in mappa hanno intenzione di fare una...
gettata di cemento!


Visualizza Al posto del campo di calcio un parcheggio in una mappa di dimensioni maggiori

Infatti da ieri qualcuno ha messo sulla recinzione dei fogli A4 che indicano che la zona, detta "Area Eolo", diventerà un utilissimo parcheggio, approvato con delibera di giunta comunale lo scorso 21 settembre!
Che tristezza!

Area verde non è sinonimo di parcheggio! Dovrebbero essere due cose ben distinte, anche se sul piano della classificazione urbanistica sono la stessa cosa ( aree a servizi e urbanizzazione primaria).

Se avete voglia di andare a vedere la delibera di giunta del 21 settembre 2011 che approva la realizzazione di una nuova serie di parcheggi nel Comune di Treviso: qui. Tale delibera è stata giustificata dalla monetizzazione degli standard urbanistici primari.
Dopo aver definito nel 2001 il costo della monetizzazione degli standard urbanistici primari, il compito di definire annualmente le entrate derivanti dall'istituto della monetizzazione spetta al Settore Urbanistica. La commissione consiliare urbanistica comunale ha definito le aree idonee alla realizzazione di nuovi parcheggi e nuove  aree verdi.
E' importante segnalare che la cifra totale a disposizione è 1.275.196,3 Euro e sarà ripartita nel modo seguente:
- 1.262.438,84 per i parcheggi;
- 12.757,79 per le aree verdi
E' evidente lo spostamento della somma disponibile verso la realizzazione di nuovi parcheggi.
La contraddizione sottostante è che per realizzare i parcheggi si distruggono le aree verdi esistenti, cementificandole. In più i nuovi parcheggi consumano suoli liberi: prati, suolo integro.
Stanno facendo il contrario di ciò che si dovrebbe fare: consumare il suolo libero invece di ricomporre e riutilizzare l'esistente.
C'è di che meditare!

I nuovi parcheggi:
Area "Eolo": 70
Area "San Giuseppe": 50
area Santa Bona: 110 + 710 mq di area a verde
area "Campate sovrapasso ferrovia": 40
Area "Selvana" 40 - Piscine
Area "Fonderia: 40
Totale: 350 parcheggi che da teorici diventano effettivi (è necessario leggere tutta la delibera)

lunedì 17 ottobre 2011

Ultime novità (sì siamo ripetitivi)

Ho aggiunto un po' di notizie nella pagina Piscine di Selvana. Dalla stessa è possibile leggere la relazione inviata al comune di Treviso. In più, ho messo il link sotto forma di immagine dalla home. Basta che guardiate a destra sotto tutti vari link, collaborazioni etc etc.
Pica
.

mercoledì 12 ottobre 2011

ultime novità tutte da raccontare

Lo Sugarpulp di Padova
29 settembre - 2 ottobre 2011

Foto E. De Luchi
















Il festival della filosofia di Modena sulla natura
16_17_18 settembre 2011


Foto E. De Luchi















 


Lo sciopero generale del 6 settembre 2011

Foto E. De Luchi

mercoledì 28 settembre 2011

Il verso del barbagianni

Domenica sera ho sentito il verso del barbagianni (Tyto alba)
Ero in casa, con le finestre aperte.Non si può dire che si tratti di una zona tanto urbanizzata,l'area collinare di Fonte ma, il quartiere è residenziale e a ridosso della strada provinciale SP 248.
Mi pare che il barbagianni viva bene a contatto con l'uomo. Ed è un ottimo cacciatore dei roditori terricoli dell'orto e delle campagne.

Barbagianni (Tyto alba) fonte qui














Il verso che ho sentito è stato particolarmente dolce e melodioso ma, quello che ho trovato registrato qui va dal dolce, allo stridulo inquietante.
Che dire... che gran fortuna ho avuto!

Un sito interessante sul barbagianni: qui.

lunedì 19 settembre 2011

GASati Forte! La festa dei gruppi di acquisto solidale di Marghera.

Una comunità si riprende un pezzo di territorio inaccessibile fino a qualche tempo fa attraverso un'iniziativa di promozione dell'acquisto solidale - Marghera 11 settembre 2011

Forte Tron è un'ex fortezza militare situata appena fuori Marghera. Questa area demilitarizzata fa parte di un sistema di protezione di Venezia ideato e costruito nell'Ottocento. Il primo grande forte ad essere costruito fu Forte Marghera situato in una posizione centrale rispetto l'asse che collega Mestre a Venezia, proprio nel punto in cui è stato fatto partire il ponte della libertà. Succesivamente a questo forte, ne vennero progettati e costruiti 3 contemporaneamente e, in seguito altri ancora, in una serie costituita in cerchi (o meglio semicerchi concentrici).
Foto con indicazione della localizzazione dei forti.
















I tre forti, costruiti in un triennio - Forte Tron, Forte Gazzera, Forte Carpenedo - risalgono al periodo immediamtamente successivo all'unificazione italiana e corrispondono alla prima cerchia di forti attorno all'originario e più antico Forte Marghera. Esso rappresenta il centro della circonferenza/e che li contiene/ngono tutti. 
I forti ottocenteschi vennero costruiti secondo le stesse modalità costruttive e progettuali e in tutti e tre i casi, tanto che in un solo forte, architettura, materiali, fossati sembrano la fotocopia di quelli presenti negli altri due.
E' cosa nota che, una volta conclusi i lavori, tali forti erano già vecchi: non erano cioè in grado di sostenere la difesa del territorio assediato, dato che le modalità belliche erano cambiate rispetto all'idea di guerra, e relative strategie belliche, su cui si fondava la loro realizzazione.  Il potenziamento di tutte le artiglierie pesanti determinò una maggior capacità distruttiva sui manufatti. Quei forti, insomma,  non avrebbero resistito ai bombardamenti della Prima Guerra Mondiale. Non furono, infatti, utilizzati durante il primo grande conflitto bellico mondiale.
Ebbero un ruolo marginale anche durante la seconda Guerra Mondiale e furono abbanndonati dalle forze armate negli anni '80.
Seguì un lungo periodo di abbandono ma, poi, uno dopo l'altro, vennero restituiti con modalità diverse alla comunità e alla città (in prima istanza come demanio militare in gestione al comune).

Vi voglio parlare qui di Forte Tron che è situato a ridosso della Strada Romea, nell'area a Ovest a Mestre, molto vicino perciò a Marghera.

Ecco la descrizione che si trova nel sito dedicato al campo trincerato di Mestre:
"Situato in un'area ricca di tracce del recente passato industriale della terraferma veneziana e a due passi dalla Riviera del Brenta, con le sue splendide ville, è sicuramente uno dei forti più ricchi ed interessanti dal punto di vista paesaggistico e naturalistico. E' gemello di Forte Carpenedo e Forte Gazzera. Attualmente il forte, grazie alla lussureggiante vegetazione fatta crescere a scopi mimetici quando venne trasformato in deposito, è oasi di protezione faunistica della Provincia di Venezia e sede di esperienze di educazione ambientale per le scuole." 

Forte Tron da qualche anno è gestito per conto del comune di Venezia da una cooperativa di operatori naturalistici che si occupano della gestione del sito in qualità di oasi di protezione e come luogo adatto a momenti di educazione ambientale: la cooperativa Limosa.
L'11 settembre scorso il forte è stato aperto per un'occasione davvero speciale: la festa dei gruppi di acquisto solidale di Marghera con la presenza dei loro fornitori.
Ovviamente, ero presente anch'io altrimenti non sarei qui a raccontarvelo. Ritengo questo luogo e quella particolare occasione meritevoli di un piccolo degno resoconto. 
Il Forte è rimasto aperto dalle 10 del mattino fino alle 18 della sera. Oltre ai vari banchetti dei fornitori dei prodotti,  ci sono stati dei momenti didattici molto interessanti: la visita guidata all'interno dei locali dell'area, un esercizio - gioco su come spendere bene e meglio i propri soldi in senso sostenibile e il racconto di una donna che ha aderito alla campagna dei bilanci di giustizia che ha un'importante sede proprio a Mestre. Non solo. E' stata fatta una dimostrazione su come si prepara il formaggio in casa, sono state presentate alcune proiezioni audiovisive e sono stati organizzati alcuni giochi per i bambini.
L'uso della macchina del caffè ha previsto che, una volta utilizzate le tazzine, ciascuno lavasse la propria con l'acqua (poca) da risparmiare e usare con molta attenzione, così da non essere sprecata. Il pranzo è stato davvero condiviso. A parte la sottoscritta, che non aveva previsto di fermarsi così a lungo fino pranzare all'interno del forte, tutti hanno portato cibo per sè e per gli altri. Così, l'area pic-nic è stata il luogo di un sostanzioso e ricco pasto offerto alla comunità presente. 
Immersi nel silenzio, abbiamo goduto del cibo, della compagnia di nuove conoscenze e qualche chiacchera senza troppi pensieri. 
Ingresso al forte















da dentro a fuori...




















Forte Tron è sicuramente un luogo anomalo. Si innesta in un contesto urbano traumatizzato dallo sconquasso urbano senza forma, nè disegno: il mutamento del territorio per occasioni. E' un'isola in una specie di deserto... quello che conosciamo tutti: traffico, smog, auto, asfalto, cemento, corse e stress.
Una volta dentro, avviene una cesura e quel che è fuori resta fuori, non solo fisicamente. Si allontana dal nostro vissuto, dalla nostra esperienza e dalla mente. Per questo è un luogo di pace ineguagliabile (contro il passato militare) , un prezioso tesoro da custodire con gelosia, parsimonia e amore.

martedì 13 settembre 2011

Esposto al sindaco di Treviso

E' passato un mese e il sindaco non mi ha risposto:


Al Sindaco del Comune di Treviso

La sottoscritta  "PICA"
espone quanto segue:
Ciò che sta per essere esposto riguarda l'area dell'intervento di costruzione delle nuove piscine comunali situate in via Zanella, Selvana, in comune di Treviso.
Come premessa si riporta la descrizione della situazione da me rilevata antecedentemente i fatti che con questo esposto voglio esplicare.
A Giugno 2011, quando le prime opere di urbanizzazione primaria sembravano concluse assieme alla recinzione delle proprietà, era presente una siepe naturale dell'altezza di circa 7-8 metri con presenza di specie arboree tipiche della siepe ripariale della pianura veneta. Non si trattava di un semplice insieme di alberi ma di un ecosistema organizzato: dalle specie arboree, arbustive fino alle specie erbacee.
Il 2 Agosto, dopo un breve sopralluogo, la siepe in questione risultava quasi totalmente distrutta per una lunghezza pari a 100 metri lineari: le specie arboree sono state capitozzate a livello del suolo, gli arbusti eliminati, il fosso scavato e il campo attiguo arato.
Con questo esposto si chiedono spiegazioni sul fatto di cui sopra, in particolare se trattasi di intervento autorizzato con queste modalità dall'Amministrazione Comunale.
I fatti sono illustrati negli allegati alla presente con foto e descrizione di dettaglio della specie vegetali rilevate nel piccolo lembo di siepe che è stato risparmiato e nei rimasugli vegetali vivi
ancora visibili.
Inoltre, si chiede, alla luce delle norme comunali (norme tecniche di attuazione del PRG), regionali (sulla redazione della VINCA - valutazione di incidenza ambientale DGR 3173 del 10.10.2006 e allegati), nazionali (DPR 357/1997) ed europee (92/43/CEE) come sia stato possibile dar seguito a questo tipo di intervento, data la vicinanza dello stesso al SIC "FIUME SILE DA TREVISO EST A SAN MICHELE VECCHIO" e dal Parco dello Storga (meno di 200 metri lineari).
Non solo, si chiede se sia stata svolta un'adeguata valutazione, e con quali esiti, sulla tipologia di recinzione utilizzata e per quali ragioni, in un contesto ambientale delicato e connesso al SIC e al Parco dello Storga siano stati approvati interventi di cementificazione delle recinzioni invece di sostenere scelte di minor impatto ambientale, naturalistico, nonché estetico.
In aggiunta, si chiede come sia stato possibile realizzare scarpate lungo i fossati esistenti che, date le pendenze elevate delle stesse, sono attualmente oggetto di notevoli fenomeni di erosione e smottamento, mettendo a rischio la stabilità della viabilità locale.
Sono convinta che sia possibile - anzi doveroso - conciliare la realizzazione di interventi, e in particolar modo di opere pubbliche, con la tutela dell'ambiente soprattutto in quelle - purtroppo ormai rare - aree di pregio e di tutela; la tutela del nostro ambiente naturale è un dovere civico per ogni cittadino.

Resto in attesa di riscontro e porgo distinti saluti.


Treviso, 10 Agosto 2011
In fede

lunedì 5 settembre 2011

Antonia Arslan

Incontro con l'autrice de La masseria delle allodole.
 


















Antonia Arslan è una nota autrice di romanzi.
In occasione del Festival Comodamente, tenutosi a Vittorio Veneto lo scorso fine settimana, è stata ospite ad un incontro sul tema: Apolidi d'Europa, fedeli a quale terra? Sunto del tema e presentazione del dibattito è stato il seguente:
- Gli apolidi, i rifugiati, i sans papier, nuove figure dell’homo sacer. Nelle rotte della civiltà la mappa degli europei migranti descrive a pieno la condizione dell’uomo contemporaneo, costretto ad abbandonare la comunità d’appartenenza e, in qualche modo, a tradire le sue radici per mantenersi fedele alla propria idea di “esistenza”.-

Il tema è attuale da tanti anni a questa parte. Parlarne con Antonia Arslan significa toccare corde di un dolore collettivo profondissimo: quello del genocidio del popolo armeno. Lei è una delicata e sensibile testimone di quanto le è stato tramandato oralmente dal nonno e dagli zii, e un'attenta ricercatrice di storie sulla vicenda della diaspora armena.
Dal suo primo romanzo è stato tratto, con titolo omonimo, il film La masseria delle allodole, dei fratelli Taviani.
Vale la pena sentire parlare questa donna. Conoscerla un po' di più, oltre ai romazi e ai racconti finora pubblicati. Il suo carisma è trascinante e lei sa toccare il cuore con una grande capacità comunicativa.
Per me che ho così tanto apprezzato il suo primo romanzo, tanto da volerla incontrare di persona, è stata una scoperta dirompente.

Questi sono i punti salienti che ho tenuto a mente, non potendoli scrivere in un taccuino:

La sua attività letteraria inizia solo alla fine della carriera universitaria in qualità di docente di letteratura italiana. Usando parole sue: "Quanto mi è stato tramandato durante l'infanzia, doveva venir fuori prima o poi. E quando questo è accaduto, i personaggi che stavo delineando, hanno cominciato ad aver vita propria, a chiamare e a mostrarsi a poco a poco, attraverso le parole che stendevo sul foglio di carta".
Il ricordo che ha dei racconti infantili è vivissimo e questo lo si riscontra dai suoi romanzi. Il primo dei quali è la narrazione del massacro della sua famiglia. Il merito di questa "trasmissione" va al nonno, che con lei ebbe un rapporto speciale. Con lei si confidò. Le parlò della vita e della famiglia armena.
Anche gli zii della diaspora, che si trovavano sparsi per il mondo, giungevano a volte nella casa di Padova, lasciando il ricordo delle ricchissime storie di un mondo perduto. Ben diverse dall'unica favola che le raccontava la mamma rodigina: la favola del gatto mammone sempre uguale a se stessa.

La riflessione sulla parola genocidio è stata illuminante. Quante volte sentiamo pronunciare questa parola impropriamente. Anzi, forse non ne conoscevo il vero significato finchè l'Arslan non me lo ha chiarito:
"Gli atti commessi con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso". Autore della definizione: Raphael Lemkin, 1944.
Che cos'è importante? Si individua una chiara e precisa volontà di distruzione e una conseguente pianificazione di atti e azioni finalizzati all'annientamento (violento) di un popolo per motivi religiosi, politici, razziali. Perciò, genocidio si distingue da massacro, martirio e altre parole che nelle cronache di guerra dovrebbero essere correttamente usate. Ma questo non è il punto.
Il punto è ciò che è successo agli armeni. Il genocidio è stato rimosso, negato, sconosciuto. In pochi lo pianificarono e in molti lo attuarono. Come fu possibile questo?
Con l'avidità
Nell'arco di una settimana, popolazioni o etnìe, che vivevano fianco a fianco, divennero nemiche, a scapito e a danno di quella che fu il capro espiatorio. Questo avvenne con la propaganda e la manipolazione. I nazionalisti non fecero altro che dichiarare, attraverso i mezzi di comunicazione del tempo (1915), che gli armeni erano il popolo cattivo. Chiunque poteva disporre dei loro beni, averi, donne, proprietà. Perciò ai potenti si unirono i complici del potere, allettati dall'avidità e ne attuarono concretamente i piani.
Ma questa campagna, che si realizzoò in tre mesi, fu condotta con il costante martellamento ideologico. Cercando di ricreare continuamente e costantemente le motivazioni per perpetrare la violenza, "giustificandola".
Con questa lucida spiegazione, l'Arslan mi ha fatto capire come sia possibile decretare la fine di un popolo da un giorno all'altro e come questo possa essere attuato efficacemente. In più, dice che non siamo immuni, nè salvi da questo tipo di malvagità perchè il potere e la brama di averi potranno ancora trovare il modo di giustificare le proprie ragioni con la violenza a scapito del capro espiatorio di turno, del diverso, dell'altro.

Un altro punto che mi sta molto a cuore è stato lo stupore dell'autrice rispetto alla situazione italiana. Viviamo in un mondo di chiacchere, in un continuo brusìo che stanca, annoia e irrita; che non ci consente di riflettere, di fermarci e scendere in profondità; di guardare con occhi lucidi alla nostra realtà. Parole sue: "non siamo in Cecenia o in Georgia, eppure, c'è così tanta violenza verbale, preludio alla violenza fisica".
A detta mia: arriveremo esausti al punto in cui quando avranno deciso e legiferato (per tutti) non avremo più la forza di reagire. E le parole, potenziali pietre, non avranno più senso, perchè di giorno in giorno tutto è smentito; e nulla può essere preso in parola perchè un fatto o una dichiarazione dureranno lo spazio di un giorno.

L'ultimo punto per me cruciale e che vale come conclusione del seminario, riguarda il ruolo della letteratura in tutto ciò: "La lettteratura è costruttrice di senso e di significati". Per l'Arslan è azione positiva; è forza che nutre l'ottimismo che la anima. E' sguardo profondo in un tempo che ci tiene forzatamente in superficie. Indaga i valori comuni con i sentimenti umani di tutti i tempi. Dà voce a ciò che voce non ha avuto e che non ha nella quotidianità. Usa le parole in modo preciso, così tanto maltrattate nell'uso comune.



giovedì 25 agosto 2011

Le piscine di Selvana a Treviso

Tanti sono contenti per la realizzazione delle nuove piscine di Selvana a Treviso. Io no e ho qualcosa da dire a proposito.
Ho creato una nuova pagina accessibile dalla "home" e da qua sopra. Si chiama Le piscine di Selvana. Così saprete perchè non c'è da essere tanto contenti di questo progetto di interesse pubblico.

mercoledì 24 agosto 2011

Non è una pianta, è una FARNIA.

"..."
La farnia
(Quercus robur L. - Fam Fagacee)
Dialettale: rovere, rore

E' un albero spontaneo nel Veneto con diffusione tra pianura e collina. Ha bisogno di terreni profondi, freschi e  fertili. Era uno degli alberi costruttori delle antiche foreste di pianura (con carpino bianco ed altri).
di queste rimangono pochi relitti più o meno alterati. relativamente più diffusi sono i querceti con farnia in area collinare (Fagarè di Cornuda ad esempio). Molto usata nei giardini antichi. Il legno è ottimo per le costruzioni e come combustibile.
Fonte: Giuseppe Busnardo, Riconoscere 50 alberi del Veneto, Veneto Agricoltura ed.

Farnia (fonte img: Wikipedia)



martedì 23 agosto 2011

...cementificazione!

Area piscine di Selvana
Clicca qui per maggiori dettagli

mercoledì 17 agosto 2011

Come ci vogliamo?

 Così...
















...o così?














in ordine 
Eugène Delacroix - La liberté guidant le peuple
Théodore Gericault  - Le Radeau de la Méduse

mercoledì 10 agosto 2011

Gramsci

L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.
La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa.
I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo?
Antonio Gramsci - Odio gli indifferenti

martedì 26 luglio 2011

Il profumo del fieno

Il fieno è l'odore della mia infanzia.
E' l'odore caldo della primavera e dell'estate.
E' la fraganza del sole.
E' il ricordo dei piedi nudi nei prati.
Dei restrelli di legno dentati.
Di covoni fatti a macchina dal trattore.
Di strisce lunghe, raccolto da ruote ferrose.

L'erba alta è quella delle lucciole a maggio.
Quella secca dopo il primo vero grande taglio, a giugno, girata e rigirata al sole.
Quello è il fieno più profumato.
Bello vedere l'erba trasformarsi in fieno.
Raccolto in balle e poi riposto nel fienile.
Sotto il fienile, la stalla, e dentro le vacche a ruminare.
E allora insieme odor di fieno, odor di letame, odor di latte.

Odor di felicità.

mercoledì 20 luglio 2011

Il giorno

"Il buio si ritrae, disorientato, sorpreso, arrabbiato. Si ritrae, perdendo l'appetito nell'essere interrotto tanto rudemente mentre si prepara ad alimentarsi. E mentre il buio si ritira come un'onda da una spiaggia, dal buio emergono tre ragazzi che ridono".
da La sera  - Ray Bradbury


La sete di cronaca nera ha a che fare con le nostre paure più profonde, quelle che abbiamo cominciato a conoscere da bambini, nelle storie che raccontavano gli adulti. Loro, gli adulti, avevano imparato a non avere più quella paura straziante: quella che non ti fa respirare, che ti fa guardare sotto il letto o dietro la porta della camera prima di dormire. La notte era profonda come il buio, e fantasmi e mostri vi erano nascosti, pronti a colpirti e a ingoiarti, a prenderti, a farti svanire nel nulla ignoto.
Nelle serate dei racconti, quelle in cui ci si trovava attorno ad un tavolo, dalla nonna, si rideva, si scherzava ma poi, in qualche preciso momento, saltava fuori di quel tale che uccise la moglie, oppure di quel pedofilo trovato morto, giù da una scarpata o della ragazza suicidatasi perchè ingannata da un uomo sposato.
Noi, i bimbi a cui gli adulti non prestavano attenzione durante quelle storie, andavamo a letto terrorizzati. Non erano gli aneddoti allegri che ci portavamo a letto. Erano le storie paurose che prolungavano la veglia e popolavano i nostri sogni di incubi.
Chissà se le paure di quel tempo ci abbiano aiutato in qualche modo a temere, a non fidarci dello sconosciuto e dell'orco dietro l'angolo. Di certo, ci hanno insegnato per la prima volta cos'è la solitudine: la paura di essere soli. Per esempio, quel giorno in cui per la prima volta abbiamo visto nostra madre titubare ed avere paura. Lei, ai nostri occhi così forte, sicura, alta, gloriosa nell'universo come una eterna stella, non può proteggerci più. E per la prima volta temiamo per lei, per nostro padre, per i nostri fratelli, per noi stessi.
Col tempo, crescendo, i bimbi diventeranno adulti e forse dimenticheranno di quelle lontane e fortissime emozioni. Forse metteranno le vesti dei narratori di storie buie, cosicché altri bimbi avranno paura. E non si avvicineranno alla scarpata o al fosso. Forse non si fideranno del vicino o di quell'amico a cui li abbiamo affidati per necessità. Forse.
L'ignoto e il buio sono presenti in fondo a noi. Sappiamo cos'è la paura anche se ne evitiamo le conseguenze estreme. Ci giriamo attorno, con storie e vicende dettagliate, non la nominiamo neppure. Eppure è lì con noi al nostro fianco. Sicura compagna di viaggio.
La cronaca nera ci fornisce tutto il bestiario del male che riusciamo a sopportare, che spesso vogliamo sopportare. In fondo riguarda qualcun'altro. Non capiterà a noi e alla nostra famiglia.
Ma se per un momento pensiamo a quanto vere erano quelle sere paurose...

sabato 9 luglio 2011

Potatura secondo natura...

A Castelfranco Veneto, esattamente come in molte cittadine della pianura trevigiana, ci sono tanti viali alberati.
I più frequenti sono i filari di platani, presenti nei viali principali, quelli che portano dalla campagna al centro città.
I platani sono alberi che possono arrivare all'altezza di 40 m. A differenza dell'europeo Platanus orientalis, il platano americano si trova frequentemente nei giardini e nei viali della pianura padana in quanto rustico e facile da gestire. Il Platanus occidentalis, è una pianta che può vivere centinaia di anni e diventare un monumento.
I manuali di coltivazione lo dichiarano un albero adatto a drastiche potature, alla crescita di tipo arbustivo (per la produzione di pali), alla coltivazione in filari lungo i cavìn, i fossi, le proprietà. Il platano, in versione capitozzata è l'albero degli zoccoli del Veneto rurale di 50 anni fa.
Poco utile e non molto bello, scegliere fra l'una o l'altra opzione di coltivazione fa comunque una grande differenza.
Per essere utile: alla produzione di pali, di legna e di zoccoli, deve essere potato drasticamente tanto formare una base a ceppo da cui spuntano ogni anno nuovi polloni.



















Per essere bello: deve essere lasciato crescere come la sua natura vuole.



















Ma che dire dei platani di Via San Pio X di Castelfranco Veneto?



















Evidentemente i 3 esemplari secchi e morti in primo piano non sono sopravvisuti alla drastica potatura che avrebbe portato all'aspetto che si può "ammirare" subito dopo, nell'ultima foto.
Difficile affermare che lungo una strada comunale i filari siano presenti per scopi produttivi, c'è da chiedersi il significato di tale potatura, o meglio capitozzatura, rispetto all'idea di bello che può trasmettere un viale alberato urbano. Quell'idea di bello che dà la crescita spontanea e naturale di questa specie rappresentata nella seconda foto. A dirla tutta penso che questi alberi siano stati umiliati e danneggiati gravemente.
Volendo essere un po' più cattiva, il comune di Castelfranco Veneto è dotato di un servizio aree verdi e dovrebbe avere le competenze e le conoscenze necessarie per svolgere questa attività al meglio, secondo le indicazioni date dagli esperti del settore. E' evidente che in un comune ci sono funzionari che non è detto siano degli esperti di giardinaggio, di coltivazioni e gestione del verde. Ma, dato che esistono dei consigli forniti da associazioni quali la S.I.A. (Società Italiana di Arboricoltura) perchè semplicemente non ispirarsi ad essi?

Portale della SIA qui

domenica 12 giugno 2011

Indeterminatezza

Tra i miei desideri ricorrenti c'è sempre stato quello di conoscere Venezia e la sua laguna. Più mi avvicino e più il mistero non è svelato. Nuovi avvicinamenti si rendono necessari, forti quanto la brama di superare il senso di indeterminatezza che provo ad ogni ritorno. Per quanto le attività umane siano presenti e sconvolgono i ritmi e gli equilibri di questo fantastico ecosistema, ecco che la natura domina misteriosa là dove l'energia della mani e delle menti hanno colto ciò che di utile essa poteva dare. Seguendone i cicli stagionali, le maree, l'acqua dolce o salmastra, a seconda del prevalere dell'una o dell'altra. L'uomo qui si adegua e modifica, senza stravolgere. Nè è costretto. Non può farne a meno. Comprende osservando; e con occhi, mente e cuore fa quello che in altri luoghi  non sembra essere necessario: inchinarsi alla natura.

giovedì 28 aprile 2011

Smobilitazioni di Silvio e memorie corte

E' giunta l'ora del voto in parlamento sulla legge CONTRO il biotestamento.

Berlusconi invia una lettera chiedendo il voto compatto ai suoi deputati. 
C'è una frase, nella lettera, che ho sentito stamattina alla radio:
«Non è possibile dimenticare - scrive - che la legge che ci accingiamo a discutere nasce da un evento che ha traumatizzato l'opinione pubblica e tutti noi: la morte di una donna, stabilita, per la prima volta in Italia, attraverso una sentenza."

Il vero trauma secondo Beppino Englaro:
"A me risulta che l'opinione pubblica è stata traumatizzata sia da quello che Berlusconi voleva fare, cioè non rispettare la sentenza della Cassazione e il decreto della Corte d'Appello di Milano che ne è stata la logica conseguenza, sia da quello che ha detto di Eluana, e cioè che poteva avere figli".

Non è possibile dimenticare il trauma arrecato da Berlusconi all'Italia e alla famiglia Englaro.

martedì 12 aprile 2011

Los ademas - Gli altri

"Iba con mi novia y un amigo. Salimos desde la playa de Zuara hace dos noches. Todo iba bien hasta que, de repente, se hizo de noche y el mar se empezò a mover mucho. Entrò agua y el motor se paro. Alguien llamò por teléfono para pedir ayuda. Cuando llegò la lancha, todos empezamos a gritar, a movernos, y mientras los marineros ententaban sacarnos, la barca se dio la vuelta y volcò. Llevaba a mi novia de la mano, però se me escapò. A mi amigo tambièn se lo tragò el mar. Habia mujeres y niños".

da "El mar se traga a 200 refugiados de guerra". El Pais 7 Aprile 2011
Miguel Mora

Finalmente!

qui

lunedì 11 aprile 2011

cromatica

 

Dove il rosso e il blu si accarezzavano
Fu tutto viola per magia
Quando il giallo e il blu s'intrappolarono
Diventò tutto verde fino all'orizzonte
Giallo e rosso senza ipocrisia
Decisero di entrare l'uno dentro l'altro
Perché arancione dentro la voglia cresceva in sè
Quando si trovarono di fronte il verde e il viola riconobbero una sfumatura blu
Bianche nuvole di notte esplosero nel vento che ne fece un grande cielo azzurro
la luce prese il fiato da un respiro rosa e poi lo regalò
a quegli amanti che si nascondevano in un cuore nero
la luce il cielo scoperchiò
e accese tutto per vedere se
ci sia sempre bisogno di un perché
per far l'amore
Quando la cercarono
La luce fece un grande salto e fuggì via
Rosso e giallo andarono e al loro posto c'era solo un fuoco spento
Dov'era verde ora è solo erba finta
Che viola l'equilibrio dell'incanto
il blu annegò in un grande mare tutto bianco
la luce prese il fiato da un respiro rosa e poi lo regalò
a quegli amanti che si nascondevano in un cuore nero
la luce il cielo scoperchiò
e accese tutto per vedere se
ci sia sempre bisogno di un perché
per far l'amore


M.S.T.

sabato 9 aprile 2011

La ghiandaia alla finestra

Dal mattino del due Aprile, sabato scorso, due ghiandaie stanno costruendo il loro nido proprio davanti ad una delle mie finestre. Puntualmente, tutte le mattine, prima il maschio e poi la femmina si danno il cambio nella loro attività.
Le ghiandaie non cantano. Il loro verso normalmente sembra una risata. 
Quando, però,  tengono nel becco il piccolo ramoscello prescelto, emettono un suono particolarissimo, proprio nel momento in cui sono intente a cercare il modo di sistemarlo, fra i rami e le foglie nuove della betulla.
Ospiti o io intrusa? Loro non si curano di me,  non credo di disturbarle in alcun modo. 
Io ascolto e sbircio l'incanto.

giovedì 7 aprile 2011

Semofori rossi

In certe sere d'Aprile, stare fermi ad un semaforo rosso non corrisponderebbe ai tuffi del cuore e alle corse della mente.

mercoledì 6 aprile 2011

martedì 5 aprile 2011

Mille altre possibili strade

mmm...luna nuova te ne stai andando e crescendo
e nelle ore piccole di queste notti c'è, in mezzo a tutto il resto:

La canzone del labirinto (Marta sui tubi)

Chi non si è fatto mai? Chi non si è fatto mai un vero viaggio…
Potrà sempre tornare senza perdersi
Credi che ci sia un modo per raggiungerti?
Le strade per tornare a te, s'incrociano con mille altre possibili
E chi non riesce a uscire dal suo labirinto
Forse capirà, forse capirà, forse capirà
Tu sei mai stato all'inferno?
Tu che non sbagli un inizio
Tu che paghi sempre il conto
E non lasci mai un indizio
Tu che sai con precisione
Fare un ottima impressione
tu che sai differenza
tra la voglia e la coscienza
Le strade per tornare a te, s'incrociano con mille altre possibili
E chi non riesce a uscire dal suo labirinto
Forse capirà, forse capirà, forse capirà
la mia valigia è già qua, piena di cose che mai
mi son servite però me la trascino da ore ed ore ed ore ed ore….
Tu sei mai stato all'inferno?
Tu che non sbagli giudizio
Tu che ti svegli ogni giorno
Tu che non hai neanche un vizio
Tu che non perdi mai tempo
A volare nello spazio
Tu che sai la direzione
E non perdi un occasione
Le strade per tornare a te, s'incrociano con mille altre possibili
E se mi vedi uscire dal mio labirinto
Forse capirai, forse capirai, forse capirai

giovedì 31 marzo 2011

Un sassolino nello zaino

Dopo qualche anno, in una delle tante volte che riordinava lo zaino, trovò un piccolo sassolino sul fondo. Alla prima occasione, andò al lago di un Agosto lontano.
La punta dello scarpone sfiorava l’acqua. Non lo scagliò. Lo fece rotolare dalla mano, lentamente. Finchè non cadde accompagnato da un suono attutito e da un lieve cerchio che scomparve subito dopo.

martedì 29 marzo 2011

Sonata per le persone buone

Le vite degli altri - Das leben des anders - Germania 2006 - Film

Gerd Wiesler, capitano della Stasi nella Berlino del 1984, controlla con una stazione di ascolto lo scrittore Georg Dreyman e la sua compagna, Krista Maria Sieland, attrice fragile e inaffidabile, compromessa con il ministro della cultura.
Il clima del film e dell'ambientazione è quello della costante minaccia di accusa di insubordinazione nei confronti di chiunque, ovvero delle persone normali. Il che corrisponde all'impossibilità di esprimere, in qualsiasi circostanza della vita, il proprio dissenso al regime. La paura che colpisce tutti è quella di veder negati i propri sogni. Di scherzosa vita quotidiana: il tenente della Stasi, dopo aver raccontato una barzellata sul partito, finirà ad aprire buste negli scantinati della organizzazione di sicurezza nazionale della DDR (Repubblica Democratica Tedesca).  Normali: dopo la scoperta dell'installazione dei microfoni nella casa dello scrittore, la vicina di Dreyman sarà minacciata: se dirà una sola parola di ciò che ha visto, il figlio non potrà più studiare medicina. Artistici: al regista di talento, Albert Jerska, adorato dal mondo della cultura, verrà impedito di lavorare.
Dreyman e la sua compagna, nonostante tutto, non se la cavano così male rispetto a tanti altri. Lo scrittore riesce a far rappresentare le sue opere teatrali e Krista Maria, fa ciò che più desidera, recitare ma, vendendosi al ministro della cultura per timore di perdere il palcoscenico, ha come conseguenza una grave instabilità psicologica.
Il personaggio del cattivo, il capitano Wiesler, entra nella vita dei due come ascoltatore. Lo scopo però non è dei più alti. Il ministro, geloso di Krista Maria, vuole trovare a tutti i costi qualcosa a carico di Dreyman. Perciò si rivolge al superiore di Wiesler, il tenente colonnello Anton Gubritz, tirapiedi, ruffiano e arrivista.
Da subito l'operazione si rivela torbida, nelle motivazioni e negli scopi. Il ministro vuole per sè l'attrice. Il tenente colonnello vuole fare carriera per mezzo del ministro. 
Queste sono le vere motivazioni dell'operazione che il capitano Wiesler comprenderà da subito. Neppure lui può permettersi di esprimere ciò che pensa, soprattutto su una indagine voluta per motivazioni futili. 
Si coglie, dalle poche e attente frasi che gli sentiamo pronunciare, che c'è il lui un sottofondo di rettitudine e dignità. E la sua disapprovazione è vagamente accennata. Lo spettatore ancora non se ne accorge. 

Wiesler esegue gli ordini. Organizza la postazione d'ascolto e ne segue personalmente la gestione quotidiana. Riportando gli accadimenti di casa nei rapporti che compilerà meticolosamente.
Sin dai primi ascolti, qualcosa colpisce il solo e grigio Wiesler. L'atmosfera di quella casa, l'umanità dello scrittore, l'amore intenso della coppia fin nella loro intimità  fisica, lo toccano. In un momento in cui la casa è vuota, vi entra, si avvicina e sfiora in ginocchio il letto della coppia. La sera prima Krista Maria, dopo esser rientrata dallo squallido incontro con il ministro, chiede a Dreyman di abbracciarla. E così fanno a lungo, in silenzio. La tenerezza di questa coppia, sommersa da eventi e da una realtà in cui vivono così dura, consente loro di amarsi con dignità e rispetto.
In quella circostanza, il capitano porta con sè un libro: le poesie di Bertold Brecht. Una volta a casa, solo leggerà "Ricordo di Marie A." a voce alta 

Un giorno di settembre, il mese azzurro,
tranquillo sotto un giovane susino
io tenni l'amor mio pallido e quieto
tra le mie braccia come un dolce sogno.
E su di noi nel bel cielo d'estate
c'era una nube ch'io mirai a lungo:
bianchissima nell'alto si perdeva
e quando riguardai era sparita.


Ora Wiesler è coinvolto personalemente. 
Dopo qualche giorno, Dreyman riceve una telefonata che gli annuncia il suicidio del caro amico, Albert Jerga. Sconvolto, Georg prende lo spartito della "Sonata per le persone buone" e lo suona al pianoforte di casa con Krista accanto. Una volta concluso, dirà: "chi può rimanere cattivo dopo aver ascoltato, ma veramente ascoltato, una musica così?"

Wiesler sente tutto e da qui in poi il capitano comincia a provare disagio verso il suo ruolo e se stesso. Attua dei cambiamenti, piccoli all'inizio: l'episodio del bimbo, della prostita che lo soddisfa. Perdona da subito Dreyman: perchè sta lavorando per due potenti senza scrupoli ma, soprattutto perchè Dreyman è pulito. Sta dalla sua parte. 
Le cose cambiano quando Dreyman decide di attivarsi. Vuole scrivere un articolo di denuncia che sarà pubblicato su Der Spiegel nella Germania dell'Ovest. Si organizza in casa e a quel punto Wiesler prepara il rapporto. Ma prima di consegnarlo al tenente colonnello succede che...

La bellezza, l'arte, la poesia presente in quella casa d'artisti hanno trovato Gerd Wiesler, nome in codice HGW XX/7. Egli coglierà tutta la bellezza che verrà in seguito, degli spiati. Diventerà  anche sua.
Rifugge dallo squallore dei suoi superiori, in un modo personalissimo, una battaglia solitaria per salvare se stesso e la dignità che sente di possedere. Non solo. Scopre di cosa è fatta la bontà che ha in sè.
Il carattere di Wiesler è svelato lentamente e il cambiamento che lo muove è la profonda e inquietante (ri)scoperta di sè, dei valori personali inespressi e taciuti e dei valori universali ben più forti e potenti dell'ideologia di un partito guidato da figure di nessun valore umano.

 Fonte immagine: qui

venerdì 25 marzo 2011

Felicità è: un panino!

Il panino di Sara

Prendete del pane morbido, una confezione di Philadelphia, del prosciutto cotto, un avocado.

Tagliate il pane a metà, spalmate un generoso strato di Philadelphia su ambedue le fette, stendete il prosciutto su di una, e l'avocado a dadini (o spalmato) sull'altra, aggiungete a piacere un po' di sale e un po' di pepe appena macinato. Unite le due fette divertendovi a raccogliere ciò che cadrà. 

Per la foto: mi dispiace ma mi sono mangiata il soggetto.

Preparazione dell'avocado
Per sbucciare un avocado maturo, prendere un coltello affilato e tagliare il frutto per tutta la lunghezza, come se fosse una mela.
Occorre fare attenzione poiché il grosso nocciolo non si taglia e quindi non è possibile affettarlo da parte a parte ma occorre girare con il coltello intorno al nocciolo.
Afferrare le due metà e ruotarle dolcemente in senso opposto. Una volta tolto il nocciolo, estrarre la polpa con un cucchiaino o con un coltello, a seconda di quanto è maturo il frutto. Si può gustare in insalata o in abbinamento a formaggi dolci e/o cremosi.
Fonte: qui

Le parole sono pietre

le parole sono pietre

giovedì 17 marzo 2011

Appunti di... (3). Atmosfere

Immagini per descrivere un'atmosfera speciale... con scatola di mandorlato :D














































































mercoledì 16 marzo 2011

Appunti di ...(2). Polders

Wandelen over boerenland - Passeggiare in campagna

L'Ooijpolder
Polder non é traducibile in italiano ma é una parola sufficientemente nota a livello internazionale. Indica le terre conquistate all'acqua del mare o dei grandi fiumi attraverso la bonifica, la costruzione di dighe (dijk), argini e opere di regolazione idraulica. Il polder é di solito zona di campagna, con un uso agricolo dominante. Anche Nijmegen ha i suoi polders, giusto a ridosso del grande fiume Waal. Perció non si tratta in questo caso di terre strappate al mare come quelle dell'Olanda occidentale ma all'acqua dolce del grande fiume proveniente dalla Germania.
Anche se siamo distanti dai luoghi piú conosciuti a livello turistico qui si ha un ottimo esempio di cosa sono i polders. Di quanta fatica, lavoro, progettazione, pianificazione del territorio sono capaci gli olandesi. Evidentemente hanno motivazioni molto forti. 
Tra il 31 gennaio e il primo febbraio 1953 (watersnood van 1953), il mare, dopo 20 ore di costanti venti nordoccidentali fece rovinoso ingresso nell'entroterra, attraverso lo sfondamento del  sistema di dighe della provincia dello Zeeland. L'acqua si propagó  per chilomentri e chilometri, alzando di 4 metri e 20 cm, nella sola Amsterdam, il livello medio delle acque. La principale diga a mare ruppe rovinosamente mettendo in ginocchio tutto il sistema idraulico del Sud Ovest dei Paesi Bassi . L'area invasa dall´inondazione fu di 2'000 km quadrati, gli effetti dell'acqua salata furono devastanti per le colture e durarono per molto tempo.

Foto: l'entrata a BizonBaai nel Ooijpolder

martedì 15 marzo 2011

Appunti di... (1)

Non ho fatto molta pubblicitá... ebbeni sí sono in vacanza! Nijmegen non é di certo una novitá per me. Sono ormai un'abituee pluridecennale di questa cittá della provincia olandese (il Gelderland). Mi trovo in una regione poco conosciuta a livello turistico, ma ricca di spunti e di ottime occasioni per una visita. Nijmegen si trova ai confini con il Niederhein Westafalen, la regione della Germania conosciuta per la Ruhr, la grande conurbazione che include cittá come Düsseldorf, Duisburg, Essen, fin quasi a Dortmund e Köln (Colonia). Siamo nei Paesi Bassi Orientali (per la mappa qui). Di tedesco qui c'é ben poca traccia, peró. Gli olandesi sono olandesi ed hanno un carattere e prerogative proprie che ne fanno un popolo ai miei occhi per niente "crucco"! Ogni volta trovo qui un'amabilitá e una cordialitá cui non sono abituata nella mia vita italiana. Gli olandesi sono persone aperte, cordiali, simpatiche e affabili: sempre pronti a socializzare in un modo che a me piace molto.
La mia prima visita in cittá (ieri pomeriggio) é stata baciata dal sole e accompagnata da un clima primaverile, ovviamente assai raro in questo periodo dell'anno. Il lunedí é giorno di mercato a Nijmegen, perció é un ottimo momento per andare a giro e curiosare un po'.
La pausa caffé é molto "diversa" dalle mie abitudini. In effetti qui sembra proprio un momento di godimento, per il quale si possono dedicare alcune ore, seduti a prendere il primo sole tiepido di fine inverno. Beh, certo, neppure in caso di giornata libera mi passerebbe per la testa di stare ore seduta in una caffetteria. Forse dovrei provarci seriamente.
Una bevanda calda a base di foglie fresche di menta impazza da due anni circa da queste parti: ispirata dalla bevanda tanto in uso nel Maghreb.


 Un'immagine tipica delle giornate tiepide (anche invernali) in centro cittá: godersi qualche qualche ora di chiacchere con gli amici, un caffé, i raggi del sole.










Oppure una lettura al terzo piano sopra la piazza principale della cittá.









 Con la macchina fotografica presa a prestito ieri volevo cogliere qualche attimo che potesse far parte dei mie "Appunti di..." su questa cittá e vacanza. Purtroppo, Nijmegen é stata devastata durante a Seconda Guerra Mondiale e, pur vantando una storia antichissima con la fondazione romana di circa duemila anni fa, con l'appellativo di Novus Magus, dei segni della storia, dei palazzi medievali e delle tipiche costruzioni fiamminghe, rimane davvero molto, molto poco. Che peccato! Anche perché la ricostruzione qui é stata feroce e selvaggia. Uso questi aggettivi da tempo di guerra per sottolineare quanto dolorose, visibili e costanti siano state le ferite degli anni dei combattimenti e rappresaglie anche nel dopo guerra locale. Fattostá che questa cittá con la devastazione della guerra ha perso la sua anima. E un pezzo alla volta, se ho tempo, la vado a cercare per le strade, nella gente, in qualche particolare che mi colpisce. 
Non vorrei dire che la "fritteria" di cui riporto due immagini qui sotto possa contribuire al nobile scopo ma, adoro questo negozio perché sa di tempi andati e mantiene una genuinitá olandese che sta scomparendo. É il piú famoso distributore della cittá di patatine fritte (frites) all'olandese, cioé con la speciale salsa che sembra maionese ma che maionese non é e che si trova solo qui: le frites met sono un appuntamento d'obbligo per me ;-). Una tradizione a cui difficilmente rinuncio.[ ... ]