venerdì 18 febbraio 2011

Testamento biologico: la legge, art. 3, Contenuti e limiti della dichiarazione anticipata di trattamento.


Fattostà che all'art. 3 della proposta di legge n. 2350, comma 5, si legge:
[...] "l'alimentazione e l'idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze fino alla fine della vita. Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento".

In pratica alimentazione e idratazione non sono considerati trattamenti terapeutici ed non possono essere oggetto di volontà all'interno del testamento biologico.


mercoledì 16 febbraio 2011

Magistrati camionisti!

Come tutti ben sappiamo, la vera frase fatta è "Magistrati comunisti "! 
L'aggettivo comunista è utilizzato con una denotazione offensiva. Attualmente, si sta insinuando nel pensiero collettivo che dare del comunista sia una offesa.
Questo è un esempio di usurpazione delle parole da parte del potere, frase che allude ad un presunto comportamento persecutorio e chiaro tentativo di screditare la categoria dei magistrati.
Non ci sono argomentazioni, non ci sono riflessioni, nè possibilità di dialogo e di interrogazione. Gli slogan e le frasi fatte si insinuano nelle menti di chi le accetta passivamente.

martedì 15 febbraio 2011

Il pericolo delle lingue del potere e dell'oppressione...

...e del nostro uso - e riuso - inconsapevole e passivo.

"La lingua non si limita a creare e pensare per me, dirige anche il mio sentire, indirizza tutto il mio essere spirituale quanto più naturalmente, inconsciamente mi abbandono a lei. E se la lingua colta è formata di elementi tossici o è stata resa portatrice di tali elementi? Le parole possono essere come minime dosi di arsenico: ingerite senza saperlo sembrano non avere alcun effetto, ma dopo qualche tempo ecco rivelarsi l'effetto tossico".

Victor Klemperer, 1947, La lingua del Terzo Reich. Taccuino di un un filologo.

Testamento biologico in Italia: uno scandalo di cui dobbiamo indignarci.

Il 9 febbraio scorso abbiamo ricordato i due anni dalla morte della povera Eluana Englaro. In questo stesso giorno il Consiglio dei Ministri ha indetto, da quest'anno, la giornata degli stati vegetativi e di minima coscienza.
Fra le motivazioni di tale scelta, si legge:
"Questa data ricorda a tutti noi l’anniversario della morte di Eluana Englaro, una ragazza affetta da disabilità grave la cui vita è stata interrotta per decisione della magistratura. [...] Da oggi sarà un’occasione preziosa in più per ricordare a tutti noi quanto è degna l’esistenza di tutti coloro che vivono in stato vegetativo e non hanno voce per raccontare il loro attaccamento alla vita."
Sottosegretario alla salute Eugenia Roccella 
(Fonte: http://www.salute.gov.it/statiVegetativi/homeStatiVegetativi.jsp)

Io mi ricordo molto bene di quei giorni e di quei tempi in cui si snocciolava la battaglia di Beppino Englaro: la richiesta di un gesto di pietà secondo regole e le norme di questo paese.

Ricordo con tristezza a quale strumentalizzazione politica fu messo davanti il padre di quella ragazza e, insieme a lui, tutti noi. Erano giorni in cui mi chiedevo quanto la politica e i premier e la chiesa e uomini e donne presenti in parlamento potessero mettere così tanta bocca e parole a sproposito in ciò che era un profondissimo dolore privato. Toni offensivi, biechi, spavaldi giunsero più volte dal capo del Governo. Egli colse quell'evento per cavalcarne l'onda mediatica, sfruttarla fino in fondo e buttarla via, come sempre, subito dopo. Lasciando un disastro dietro di sè, purtroppo.

Chi si è messo nei panni di quel padre, di quella famiglia, per esperienza diretta del dolore della malattia e della morte di una persona cara o chi solo per umanità, si è fermato. Ha capito quel dolore e che quella richiesta non era da giudicare, da criticare, da farne un oggetto di discussioni superficiali.
Il chiacchericcio quotidiano mi dava fastidio, i telegiornali e le polemiche che ne venivano esaltate, ancor più. Sentivo un forte senso di inadeguatezza e disagio di fronte al problema. Mi chiedevo quale potesse essere la strada pubblica, legale, che può essere percorsa in simili casi: non di certo quei provvedimenti incostituzionali che si cercarono di emanare in emergenza per sovvertire la decisione dei giudici e che furono abbandonati a seguito della morte di Eluana.
Spero tanto che gli italiani si ricordino di quei fatti e se qualcuno avesse voglia di rinfrescarsi la memoria su quanto fece il ministro Sacconi, su cosa disse Berlusconi, sulle indagini che furono condotte per omicidio a carico di Peppino Englaro può trovare molto qui.

Sta di fatto che ad oggi la legge sul testamento biologico, sul consenso informato e sul tema  delle cure palliative non è stata emanata in Italia, pur essendo in discussione un testo da ben tre anni.
La questione è importante perchè se da un lato il caso Englaro ha toccato le corde dell'eutanasia assenti dal sistema normativo italiano, vi sono tanti altri casi emblematici che sembrano essere finiti nel dimenticatoio. Si tratta di quelle situazioni in cui il malato, a causa di una malattia cronica e degenerativa, pur arrivando a una grave forma di compromissione delle capacità fisiche, ha fino alla fine la piena coscienza di ciò che gli sta succedendo e di quale fine gli toccherà. A tutt'oggi questi malati non possono esprimere le proprie volontà  terapeutiche in fase terminale.
Nonostante questo, non è tanto l'eutanasia che viene richiesta da costoro, e dal generico cittadino italiano che si trovasse in condizioni simili, quanto la facoltà, anche  in situazioni limite, di poter decidere autonomamente di fronte alle diverse alternative di cura o di sostentamento, e di scegliere di rifiutare certi interventi se non accettati dal paziente stesso. Appare perciò molto più forte la richiesta di poter esprimere il rifiuto all'intervento sanitario esprimendosi in un consenso esplicito e dichiarato nel testamento biologico, piuttosto che la richiesta di un intervento per procurare la morte e quindi eutanasia in senso stretto.

Queste istanze sono tutelate dalla Carta Costituzionale.
Nella Costituzione Italiana, infatti, il principio fondamentale su questo argomento viene espresso dall'articolo 32:
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Quello che la Costituzione tutela, perciò, è il diritto della persona a non essere sottoposta contro la sua volontà a terapie non accettate e riserva a disposizioni di legge eventuali trattamenti sanitari obbligatori per la tutela della salute pubblica e per scopi generali.
Il prolungamento forzato della vita della singola persona malata non rientra nella sfera degli interventi giustificati dal pubblico interesse (di tutela della salute generale). Il che equivale a dire che costituzionalmente il singolo malato non può essere obbligato a trattamenti sanitari quando non se ne riconosce il beneficio per la collettività.
La sfera è privata, personale e individuale e all'individuo è garantita la facoltà di poter scegliere.


Ora c'è da capire cosa sta succedendo a livello normativo, dato che dal 2009 si sta discutendo su di un testo di legge che sarà votato alla Camera il 21 febbraio prossimo.

giovedì 10 febbraio 2011

Se non ora quando?

"E ancora, abbiamo da contare - mi si lasci ricordare la splendida figura di Nilde Jotti - sulle formidabili risorse delle energie femminili non mobilitate e non valorizzate né nel lavoro né nella vita pubblica: pregiudizi e chiusure, con l'enorme spreco che ne consegue, ormai non più tollerabili."
Giorgio Napolitano nel discorso pronunciato alle Camere durante il giuramento per la Presidenza della Repubblica (2006)".




Credo ci siano parole, ricordi, memorie, figure di donne imponenti e grandi da cui possiamo tutti trarre qualche spunto di riflessione in questi giorni senza freni e senza rispetto dei cittadini e delle cittadine d'Italia. Sono persone che lavorano, s'impegnano tutti i giorni nelle piccole e grandi cose della vita. C'è ci cerca di rendere la propria vita e quella degli altri un po' migliore. 
Dove sono le donne che come Nilde Jotti avevano impressa nel volto la forza d'animo, le convinzioni e gli ideali? Io le trovo tutti i giorni: a volte confuse, talora nascoste nel machismo dominante ma, in carne ed ossa, nella realtà che il mondo mediatico non cerca e non ci racconta. 

Il problema non sono le donne che si vendono, ma cosa ne fanno di loro chi le compra: amicizie, favori, ricatti, posizioni, posti di "lavoro" ben retribuiti, compravendita di merci e reciproco uso. Il (pre)giudizio sulle donne qual è? Che cosa cerca l'uomo di potere frequentando certe donne? E certe donne frequentando i potenti?

E noi? Come la pensiamo???

Il 13 febbraio "mostriamo nude le nostre facce" per dire che l'Italia è un paese per donne!

martedì 8 febbraio 2011

Profumo consistente e sapore acido e forte - La brovada di Cristina

La brovada è una tipica preparazione friulana a contorno dei tradizionali piatti invernali a base di carne di maiale insaccata e dei bolliti in genere.
Per approfondire: qui

Al di fuori dei confini del Friuli Venezia Giulia, sono pochi coloro i quali conoscono questo piatto. Magari per sentito dire, potrebbe anche non esserne del tutto sconosciuto il nome. Ma il sapore...lancerei una indagine!  Per averla assaggiata, infatti, è necessario quantomeno aver avuto un legame diretto con la terra friulana. Per esempio, conoscere qualcuno originario di questa regione, tanto da proporti un piatto per niente facile come questo. Lo dice anche il titolo del blog: il profumo è forte e il sapore è davvero agro. Ma, date mie recenti frequentazioni (vedi foto qui) montanare, in compagnia di una camminatrice avventuriera della neve, e lontani ricordi ultradecennali di qualcosa che evidentemente mi piacque, mi sono voluta cimentare con questo piatto, per mangiare l'ultimo musetto che avevo in casa... Finito quello, ci sarebbe stato da aspettare un altro anno. Ma per carità! E' vero che ogni stagione ha le sue bontà che ritroveremo next season ma, se perdi il momento giusto, è quasi come dire "Ogni lasciata è persa"!! :-)
A parte la stagione, la brovada è cucinabile solo in inverno non solo per gli abbinamenti ma, perchè verso la primavera va a male, il principale problema che si ha è trovarla! Perciò si deve ordinare dal fruttivendolo o magari da un grossista di verdura, come ho fatto io.
Il musetto stava per gridare vendetta da quanto si stava raggrinzendo appeso in cantina. Salvato per un pelo!:-)

Ecco la ricetta come mi è stata tramandata.

La brovada di Cristina

Ingredienti:
brovada kg 1
cipolla 1/2
1 spicchio d'aglio
lardo 50gr
brodo
alloro
salvia
sale e pepe

Preparare il soffritto con cipolla, aglio e un battuto finissimo di lardo in una pignatta adatta agli stufati e alle cotture lente. Soffriggere dolcemente finchè cipolla e lardo saranno diventati trasparenti. Aggiungere la salvia a piacere. Alzare un po' la fiamma giusto per insaporire.
Aggiungere la brovada sciacquata e strizzata. Mettete le foglie di alloro: due - tre saranno sufficienti, salare pepare e continuare la cottura a fuoco dolce per 2 ore aggiungendo del brodo e mescolando ogni tanto.

Se prevedete di accompagnare la brovada al musetto (cotechino). L'abbinamento è perfetto. Ve lo garantisco! :-) E' necessario solo un accorgimento. Una volta cotto il musetto, aggiungetelo alla brovada per 10 minuti prima di servire il tutto.
Vi consiglio anche di assaporare la brovada tiepida mentre evitate di mangiarla senza una pietanza a base di grasso di maiale. Andreste a cercare salame, soppressa, pancetta e altri salutari insaccati a base di carne di maiale. Garantito!

venerdì 4 febbraio 2011

2010 - 2011. Quando l'Italia andò a puttane

Credo che nei libri di storia che rileggeranno questo nostro presente, sotto la voce Berlusconismo, ci sarà un capitolo così intitolato: "2010 - 2011. Quando l'Italia andò a puttane".

Nel giorno del secondo novilunio dell'anno 2011, mentre Giove si stava preparando alla vicina congiunzione con la Luna, osservabile a partire da Lunedì 7 febbraio, momenti concitati si ebbero nel momento in cui stava per passare lo storico federalismo municipale, riforma chiave di tutta la logica delle riforme in atto con il Governo Berlusconi. La situazione era difficile in quanto, a seguito dell'abbandono dei finiani, il Governo poteva contare su di una scarsa maggioranza parlamentare. Nonostante questo, la delega alla Commissione per l'attuazione della riforma, definita da una apposita legge (42/2009) avrebbe potuto sortire a esito positivo se non fosse stato che, respinta al pareggio dalla stessa Commissione incaricata, il Governo non avesse emanato in tutta fretta un testo che doveva passare alle Camere prima della emanzione da parte del Presidente della Repubblica. Saltato il passaggio delle Camere a piè pari, tale testo venne restituito al mittente dal Presidente Napolitano, secondo quanto previsto dal regolamento della Commissione in questione.
Come prassi del Berlusconismo, seguirono giorni di polemiche, esternazioni, pareri, chiacchere, scandaletti e bagatelle. Nel giro di qualche giorno a causa dello scioglimento delle camere e dell'indizione delle elezioni, il testo venne accantonato per sempre.
La parola federalismo sparì definitivamente dalla scena politica e dai dizionari della lingua italiana.

Contemporaneamente a questi fatti, una ragazza di venticinque anni morì di freddo; la puttana più famosa del momento non tornò nel suo paese d'origine, a lottare per le riforme, perchè si sarebbe messa contro lo zio; un falco uccise una preda sotto gli occhi di una madre e i bambini del palazzo non poterono più usare la bicicletta, secondo quanto previsto dal nuovo regolamento condominiale.

mercoledì 2 febbraio 2011

A cavallo della luna nuova

Luna nuova
fammi dormire stanotte

Meglio dare la colpa alla luna, va! Che poi mi stanco di scoprire che tutto il resto del mondo si sveglia alla stessa ora e si rigira nel letto, esattamente come me.
E come un popolo di grilli che facciamo alle 3 di notte? "Grilliamo"!