martedì 26 luglio 2011

Il profumo del fieno

Il fieno è l'odore della mia infanzia.
E' l'odore caldo della primavera e dell'estate.
E' la fraganza del sole.
E' il ricordo dei piedi nudi nei prati.
Dei restrelli di legno dentati.
Di covoni fatti a macchina dal trattore.
Di strisce lunghe, raccolto da ruote ferrose.

L'erba alta è quella delle lucciole a maggio.
Quella secca dopo il primo vero grande taglio, a giugno, girata e rigirata al sole.
Quello è il fieno più profumato.
Bello vedere l'erba trasformarsi in fieno.
Raccolto in balle e poi riposto nel fienile.
Sotto il fienile, la stalla, e dentro le vacche a ruminare.
E allora insieme odor di fieno, odor di letame, odor di latte.

Odor di felicità.

mercoledì 20 luglio 2011

Il giorno

"Il buio si ritrae, disorientato, sorpreso, arrabbiato. Si ritrae, perdendo l'appetito nell'essere interrotto tanto rudemente mentre si prepara ad alimentarsi. E mentre il buio si ritira come un'onda da una spiaggia, dal buio emergono tre ragazzi che ridono".
da La sera  - Ray Bradbury


La sete di cronaca nera ha a che fare con le nostre paure più profonde, quelle che abbiamo cominciato a conoscere da bambini, nelle storie che raccontavano gli adulti. Loro, gli adulti, avevano imparato a non avere più quella paura straziante: quella che non ti fa respirare, che ti fa guardare sotto il letto o dietro la porta della camera prima di dormire. La notte era profonda come il buio, e fantasmi e mostri vi erano nascosti, pronti a colpirti e a ingoiarti, a prenderti, a farti svanire nel nulla ignoto.
Nelle serate dei racconti, quelle in cui ci si trovava attorno ad un tavolo, dalla nonna, si rideva, si scherzava ma poi, in qualche preciso momento, saltava fuori di quel tale che uccise la moglie, oppure di quel pedofilo trovato morto, giù da una scarpata o della ragazza suicidatasi perchè ingannata da un uomo sposato.
Noi, i bimbi a cui gli adulti non prestavano attenzione durante quelle storie, andavamo a letto terrorizzati. Non erano gli aneddoti allegri che ci portavamo a letto. Erano le storie paurose che prolungavano la veglia e popolavano i nostri sogni di incubi.
Chissà se le paure di quel tempo ci abbiano aiutato in qualche modo a temere, a non fidarci dello sconosciuto e dell'orco dietro l'angolo. Di certo, ci hanno insegnato per la prima volta cos'è la solitudine: la paura di essere soli. Per esempio, quel giorno in cui per la prima volta abbiamo visto nostra madre titubare ed avere paura. Lei, ai nostri occhi così forte, sicura, alta, gloriosa nell'universo come una eterna stella, non può proteggerci più. E per la prima volta temiamo per lei, per nostro padre, per i nostri fratelli, per noi stessi.
Col tempo, crescendo, i bimbi diventeranno adulti e forse dimenticheranno di quelle lontane e fortissime emozioni. Forse metteranno le vesti dei narratori di storie buie, cosicché altri bimbi avranno paura. E non si avvicineranno alla scarpata o al fosso. Forse non si fideranno del vicino o di quell'amico a cui li abbiamo affidati per necessità. Forse.
L'ignoto e il buio sono presenti in fondo a noi. Sappiamo cos'è la paura anche se ne evitiamo le conseguenze estreme. Ci giriamo attorno, con storie e vicende dettagliate, non la nominiamo neppure. Eppure è lì con noi al nostro fianco. Sicura compagna di viaggio.
La cronaca nera ci fornisce tutto il bestiario del male che riusciamo a sopportare, che spesso vogliamo sopportare. In fondo riguarda qualcun'altro. Non capiterà a noi e alla nostra famiglia.
Ma se per un momento pensiamo a quanto vere erano quelle sere paurose...

sabato 9 luglio 2011

Potatura secondo natura...

A Castelfranco Veneto, esattamente come in molte cittadine della pianura trevigiana, ci sono tanti viali alberati.
I più frequenti sono i filari di platani, presenti nei viali principali, quelli che portano dalla campagna al centro città.
I platani sono alberi che possono arrivare all'altezza di 40 m. A differenza dell'europeo Platanus orientalis, il platano americano si trova frequentemente nei giardini e nei viali della pianura padana in quanto rustico e facile da gestire. Il Platanus occidentalis, è una pianta che può vivere centinaia di anni e diventare un monumento.
I manuali di coltivazione lo dichiarano un albero adatto a drastiche potature, alla crescita di tipo arbustivo (per la produzione di pali), alla coltivazione in filari lungo i cavìn, i fossi, le proprietà. Il platano, in versione capitozzata è l'albero degli zoccoli del Veneto rurale di 50 anni fa.
Poco utile e non molto bello, scegliere fra l'una o l'altra opzione di coltivazione fa comunque una grande differenza.
Per essere utile: alla produzione di pali, di legna e di zoccoli, deve essere potato drasticamente tanto formare una base a ceppo da cui spuntano ogni anno nuovi polloni.



















Per essere bello: deve essere lasciato crescere come la sua natura vuole.



















Ma che dire dei platani di Via San Pio X di Castelfranco Veneto?



















Evidentemente i 3 esemplari secchi e morti in primo piano non sono sopravvisuti alla drastica potatura che avrebbe portato all'aspetto che si può "ammirare" subito dopo, nell'ultima foto.
Difficile affermare che lungo una strada comunale i filari siano presenti per scopi produttivi, c'è da chiedersi il significato di tale potatura, o meglio capitozzatura, rispetto all'idea di bello che può trasmettere un viale alberato urbano. Quell'idea di bello che dà la crescita spontanea e naturale di questa specie rappresentata nella seconda foto. A dirla tutta penso che questi alberi siano stati umiliati e danneggiati gravemente.
Volendo essere un po' più cattiva, il comune di Castelfranco Veneto è dotato di un servizio aree verdi e dovrebbe avere le competenze e le conoscenze necessarie per svolgere questa attività al meglio, secondo le indicazioni date dagli esperti del settore. E' evidente che in un comune ci sono funzionari che non è detto siano degli esperti di giardinaggio, di coltivazioni e gestione del verde. Ma, dato che esistono dei consigli forniti da associazioni quali la S.I.A. (Società Italiana di Arboricoltura) perchè semplicemente non ispirarsi ad essi?

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