giovedì 25 agosto 2011

Le piscine di Selvana a Treviso

Tanti sono contenti per la realizzazione delle nuove piscine di Selvana a Treviso. Io no e ho qualcosa da dire a proposito.
Ho creato una nuova pagina accessibile dalla "home" e da qua sopra. Si chiama Le piscine di Selvana. Così saprete perchè non c'è da essere tanto contenti di questo progetto di interesse pubblico.

mercoledì 24 agosto 2011

Non è una pianta, è una FARNIA.

"..."
La farnia
(Quercus robur L. - Fam Fagacee)
Dialettale: rovere, rore

E' un albero spontaneo nel Veneto con diffusione tra pianura e collina. Ha bisogno di terreni profondi, freschi e  fertili. Era uno degli alberi costruttori delle antiche foreste di pianura (con carpino bianco ed altri).
di queste rimangono pochi relitti più o meno alterati. relativamente più diffusi sono i querceti con farnia in area collinare (Fagarè di Cornuda ad esempio). Molto usata nei giardini antichi. Il legno è ottimo per le costruzioni e come combustibile.
Fonte: Giuseppe Busnardo, Riconoscere 50 alberi del Veneto, Veneto Agricoltura ed.

Farnia (fonte img: Wikipedia)



martedì 23 agosto 2011

...cementificazione!

Area piscine di Selvana
Clicca qui per maggiori dettagli

mercoledì 17 agosto 2011

Come ci vogliamo?

 Così...
















...o così?














in ordine 
Eugène Delacroix - La liberté guidant le peuple
Théodore Gericault  - Le Radeau de la Méduse

mercoledì 10 agosto 2011

Gramsci

L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all’intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare non è tanto dovuto all’iniziativa dei pochi che operano, quanto all’indifferenza, all’assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.
La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa.
I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo?
Antonio Gramsci - Odio gli indifferenti