mercoledì 28 settembre 2011

Il verso del barbagianni

Domenica sera ho sentito il verso del barbagianni (Tyto alba)
Ero in casa, con le finestre aperte.Non si può dire che si tratti di una zona tanto urbanizzata,l'area collinare di Fonte ma, il quartiere è residenziale e a ridosso della strada provinciale SP 248.
Mi pare che il barbagianni viva bene a contatto con l'uomo. Ed è un ottimo cacciatore dei roditori terricoli dell'orto e delle campagne.

Barbagianni (Tyto alba) fonte qui














Il verso che ho sentito è stato particolarmente dolce e melodioso ma, quello che ho trovato registrato qui va dal dolce, allo stridulo inquietante.
Che dire... che gran fortuna ho avuto!

Un sito interessante sul barbagianni: qui.

lunedì 19 settembre 2011

GASati Forte! La festa dei gruppi di acquisto solidale di Marghera.

Una comunità si riprende un pezzo di territorio inaccessibile fino a qualche tempo fa attraverso un'iniziativa di promozione dell'acquisto solidale - Marghera 11 settembre 2011

Forte Tron è un'ex fortezza militare situata appena fuori Marghera. Questa area demilitarizzata fa parte di un sistema di protezione di Venezia ideato e costruito nell'Ottocento. Il primo grande forte ad essere costruito fu Forte Marghera situato in una posizione centrale rispetto l'asse che collega Mestre a Venezia, proprio nel punto in cui è stato fatto partire il ponte della libertà. Succesivamente a questo forte, ne vennero progettati e costruiti 3 contemporaneamente e, in seguito altri ancora, in una serie costituita in cerchi (o meglio semicerchi concentrici).
Foto con indicazione della localizzazione dei forti.
















I tre forti, costruiti in un triennio - Forte Tron, Forte Gazzera, Forte Carpenedo - risalgono al periodo immediamtamente successivo all'unificazione italiana e corrispondono alla prima cerchia di forti attorno all'originario e più antico Forte Marghera. Esso rappresenta il centro della circonferenza/e che li contiene/ngono tutti. 
I forti ottocenteschi vennero costruiti secondo le stesse modalità costruttive e progettuali e in tutti e tre i casi, tanto che in un solo forte, architettura, materiali, fossati sembrano la fotocopia di quelli presenti negli altri due.
E' cosa nota che, una volta conclusi i lavori, tali forti erano già vecchi: non erano cioè in grado di sostenere la difesa del territorio assediato, dato che le modalità belliche erano cambiate rispetto all'idea di guerra, e relative strategie belliche, su cui si fondava la loro realizzazione.  Il potenziamento di tutte le artiglierie pesanti determinò una maggior capacità distruttiva sui manufatti. Quei forti, insomma,  non avrebbero resistito ai bombardamenti della Prima Guerra Mondiale. Non furono, infatti, utilizzati durante il primo grande conflitto bellico mondiale.
Ebbero un ruolo marginale anche durante la seconda Guerra Mondiale e furono abbanndonati dalle forze armate negli anni '80.
Seguì un lungo periodo di abbandono ma, poi, uno dopo l'altro, vennero restituiti con modalità diverse alla comunità e alla città (in prima istanza come demanio militare in gestione al comune).

Vi voglio parlare qui di Forte Tron che è situato a ridosso della Strada Romea, nell'area a Ovest a Mestre, molto vicino perciò a Marghera.

Ecco la descrizione che si trova nel sito dedicato al campo trincerato di Mestre:
"Situato in un'area ricca di tracce del recente passato industriale della terraferma veneziana e a due passi dalla Riviera del Brenta, con le sue splendide ville, è sicuramente uno dei forti più ricchi ed interessanti dal punto di vista paesaggistico e naturalistico. E' gemello di Forte Carpenedo e Forte Gazzera. Attualmente il forte, grazie alla lussureggiante vegetazione fatta crescere a scopi mimetici quando venne trasformato in deposito, è oasi di protezione faunistica della Provincia di Venezia e sede di esperienze di educazione ambientale per le scuole." 

Forte Tron da qualche anno è gestito per conto del comune di Venezia da una cooperativa di operatori naturalistici che si occupano della gestione del sito in qualità di oasi di protezione e come luogo adatto a momenti di educazione ambientale: la cooperativa Limosa.
L'11 settembre scorso il forte è stato aperto per un'occasione davvero speciale: la festa dei gruppi di acquisto solidale di Marghera con la presenza dei loro fornitori.
Ovviamente, ero presente anch'io altrimenti non sarei qui a raccontarvelo. Ritengo questo luogo e quella particolare occasione meritevoli di un piccolo degno resoconto. 
Il Forte è rimasto aperto dalle 10 del mattino fino alle 18 della sera. Oltre ai vari banchetti dei fornitori dei prodotti,  ci sono stati dei momenti didattici molto interessanti: la visita guidata all'interno dei locali dell'area, un esercizio - gioco su come spendere bene e meglio i propri soldi in senso sostenibile e il racconto di una donna che ha aderito alla campagna dei bilanci di giustizia che ha un'importante sede proprio a Mestre. Non solo. E' stata fatta una dimostrazione su come si prepara il formaggio in casa, sono state presentate alcune proiezioni audiovisive e sono stati organizzati alcuni giochi per i bambini.
L'uso della macchina del caffè ha previsto che, una volta utilizzate le tazzine, ciascuno lavasse la propria con l'acqua (poca) da risparmiare e usare con molta attenzione, così da non essere sprecata. Il pranzo è stato davvero condiviso. A parte la sottoscritta, che non aveva previsto di fermarsi così a lungo fino pranzare all'interno del forte, tutti hanno portato cibo per sè e per gli altri. Così, l'area pic-nic è stata il luogo di un sostanzioso e ricco pasto offerto alla comunità presente. 
Immersi nel silenzio, abbiamo goduto del cibo, della compagnia di nuove conoscenze e qualche chiacchera senza troppi pensieri. 
Ingresso al forte















da dentro a fuori...




















Forte Tron è sicuramente un luogo anomalo. Si innesta in un contesto urbano traumatizzato dallo sconquasso urbano senza forma, nè disegno: il mutamento del territorio per occasioni. E' un'isola in una specie di deserto... quello che conosciamo tutti: traffico, smog, auto, asfalto, cemento, corse e stress.
Una volta dentro, avviene una cesura e quel che è fuori resta fuori, non solo fisicamente. Si allontana dal nostro vissuto, dalla nostra esperienza e dalla mente. Per questo è un luogo di pace ineguagliabile (contro il passato militare) , un prezioso tesoro da custodire con gelosia, parsimonia e amore.

martedì 13 settembre 2011

Esposto al sindaco di Treviso

E' passato un mese e il sindaco non mi ha risposto:


Al Sindaco del Comune di Treviso

La sottoscritta  "PICA"
espone quanto segue:
Ciò che sta per essere esposto riguarda l'area dell'intervento di costruzione delle nuove piscine comunali situate in via Zanella, Selvana, in comune di Treviso.
Come premessa si riporta la descrizione della situazione da me rilevata antecedentemente i fatti che con questo esposto voglio esplicare.
A Giugno 2011, quando le prime opere di urbanizzazione primaria sembravano concluse assieme alla recinzione delle proprietà, era presente una siepe naturale dell'altezza di circa 7-8 metri con presenza di specie arboree tipiche della siepe ripariale della pianura veneta. Non si trattava di un semplice insieme di alberi ma di un ecosistema organizzato: dalle specie arboree, arbustive fino alle specie erbacee.
Il 2 Agosto, dopo un breve sopralluogo, la siepe in questione risultava quasi totalmente distrutta per una lunghezza pari a 100 metri lineari: le specie arboree sono state capitozzate a livello del suolo, gli arbusti eliminati, il fosso scavato e il campo attiguo arato.
Con questo esposto si chiedono spiegazioni sul fatto di cui sopra, in particolare se trattasi di intervento autorizzato con queste modalità dall'Amministrazione Comunale.
I fatti sono illustrati negli allegati alla presente con foto e descrizione di dettaglio della specie vegetali rilevate nel piccolo lembo di siepe che è stato risparmiato e nei rimasugli vegetali vivi
ancora visibili.
Inoltre, si chiede, alla luce delle norme comunali (norme tecniche di attuazione del PRG), regionali (sulla redazione della VINCA - valutazione di incidenza ambientale DGR 3173 del 10.10.2006 e allegati), nazionali (DPR 357/1997) ed europee (92/43/CEE) come sia stato possibile dar seguito a questo tipo di intervento, data la vicinanza dello stesso al SIC "FIUME SILE DA TREVISO EST A SAN MICHELE VECCHIO" e dal Parco dello Storga (meno di 200 metri lineari).
Non solo, si chiede se sia stata svolta un'adeguata valutazione, e con quali esiti, sulla tipologia di recinzione utilizzata e per quali ragioni, in un contesto ambientale delicato e connesso al SIC e al Parco dello Storga siano stati approvati interventi di cementificazione delle recinzioni invece di sostenere scelte di minor impatto ambientale, naturalistico, nonché estetico.
In aggiunta, si chiede come sia stato possibile realizzare scarpate lungo i fossati esistenti che, date le pendenze elevate delle stesse, sono attualmente oggetto di notevoli fenomeni di erosione e smottamento, mettendo a rischio la stabilità della viabilità locale.
Sono convinta che sia possibile - anzi doveroso - conciliare la realizzazione di interventi, e in particolar modo di opere pubbliche, con la tutela dell'ambiente soprattutto in quelle - purtroppo ormai rare - aree di pregio e di tutela; la tutela del nostro ambiente naturale è un dovere civico per ogni cittadino.

Resto in attesa di riscontro e porgo distinti saluti.


Treviso, 10 Agosto 2011
In fede

lunedì 5 settembre 2011

Antonia Arslan

Incontro con l'autrice de La masseria delle allodole.
 


















Antonia Arslan è una nota autrice di romanzi.
In occasione del Festival Comodamente, tenutosi a Vittorio Veneto lo scorso fine settimana, è stata ospite ad un incontro sul tema: Apolidi d'Europa, fedeli a quale terra? Sunto del tema e presentazione del dibattito è stato il seguente:
- Gli apolidi, i rifugiati, i sans papier, nuove figure dell’homo sacer. Nelle rotte della civiltà la mappa degli europei migranti descrive a pieno la condizione dell’uomo contemporaneo, costretto ad abbandonare la comunità d’appartenenza e, in qualche modo, a tradire le sue radici per mantenersi fedele alla propria idea di “esistenza”.-

Il tema è attuale da tanti anni a questa parte. Parlarne con Antonia Arslan significa toccare corde di un dolore collettivo profondissimo: quello del genocidio del popolo armeno. Lei è una delicata e sensibile testimone di quanto le è stato tramandato oralmente dal nonno e dagli zii, e un'attenta ricercatrice di storie sulla vicenda della diaspora armena.
Dal suo primo romanzo è stato tratto, con titolo omonimo, il film La masseria delle allodole, dei fratelli Taviani.
Vale la pena sentire parlare questa donna. Conoscerla un po' di più, oltre ai romazi e ai racconti finora pubblicati. Il suo carisma è trascinante e lei sa toccare il cuore con una grande capacità comunicativa.
Per me che ho così tanto apprezzato il suo primo romanzo, tanto da volerla incontrare di persona, è stata una scoperta dirompente.

Questi sono i punti salienti che ho tenuto a mente, non potendoli scrivere in un taccuino:

La sua attività letteraria inizia solo alla fine della carriera universitaria in qualità di docente di letteratura italiana. Usando parole sue: "Quanto mi è stato tramandato durante l'infanzia, doveva venir fuori prima o poi. E quando questo è accaduto, i personaggi che stavo delineando, hanno cominciato ad aver vita propria, a chiamare e a mostrarsi a poco a poco, attraverso le parole che stendevo sul foglio di carta".
Il ricordo che ha dei racconti infantili è vivissimo e questo lo si riscontra dai suoi romanzi. Il primo dei quali è la narrazione del massacro della sua famiglia. Il merito di questa "trasmissione" va al nonno, che con lei ebbe un rapporto speciale. Con lei si confidò. Le parlò della vita e della famiglia armena.
Anche gli zii della diaspora, che si trovavano sparsi per il mondo, giungevano a volte nella casa di Padova, lasciando il ricordo delle ricchissime storie di un mondo perduto. Ben diverse dall'unica favola che le raccontava la mamma rodigina: la favola del gatto mammone sempre uguale a se stessa.

La riflessione sulla parola genocidio è stata illuminante. Quante volte sentiamo pronunciare questa parola impropriamente. Anzi, forse non ne conoscevo il vero significato finchè l'Arslan non me lo ha chiarito:
"Gli atti commessi con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso". Autore della definizione: Raphael Lemkin, 1944.
Che cos'è importante? Si individua una chiara e precisa volontà di distruzione e una conseguente pianificazione di atti e azioni finalizzati all'annientamento (violento) di un popolo per motivi religiosi, politici, razziali. Perciò, genocidio si distingue da massacro, martirio e altre parole che nelle cronache di guerra dovrebbero essere correttamente usate. Ma questo non è il punto.
Il punto è ciò che è successo agli armeni. Il genocidio è stato rimosso, negato, sconosciuto. In pochi lo pianificarono e in molti lo attuarono. Come fu possibile questo?
Con l'avidità
Nell'arco di una settimana, popolazioni o etnìe, che vivevano fianco a fianco, divennero nemiche, a scapito e a danno di quella che fu il capro espiatorio. Questo avvenne con la propaganda e la manipolazione. I nazionalisti non fecero altro che dichiarare, attraverso i mezzi di comunicazione del tempo (1915), che gli armeni erano il popolo cattivo. Chiunque poteva disporre dei loro beni, averi, donne, proprietà. Perciò ai potenti si unirono i complici del potere, allettati dall'avidità e ne attuarono concretamente i piani.
Ma questa campagna, che si realizzoò in tre mesi, fu condotta con il costante martellamento ideologico. Cercando di ricreare continuamente e costantemente le motivazioni per perpetrare la violenza, "giustificandola".
Con questa lucida spiegazione, l'Arslan mi ha fatto capire come sia possibile decretare la fine di un popolo da un giorno all'altro e come questo possa essere attuato efficacemente. In più, dice che non siamo immuni, nè salvi da questo tipo di malvagità perchè il potere e la brama di averi potranno ancora trovare il modo di giustificare le proprie ragioni con la violenza a scapito del capro espiatorio di turno, del diverso, dell'altro.

Un altro punto che mi sta molto a cuore è stato lo stupore dell'autrice rispetto alla situazione italiana. Viviamo in un mondo di chiacchere, in un continuo brusìo che stanca, annoia e irrita; che non ci consente di riflettere, di fermarci e scendere in profondità; di guardare con occhi lucidi alla nostra realtà. Parole sue: "non siamo in Cecenia o in Georgia, eppure, c'è così tanta violenza verbale, preludio alla violenza fisica".
A detta mia: arriveremo esausti al punto in cui quando avranno deciso e legiferato (per tutti) non avremo più la forza di reagire. E le parole, potenziali pietre, non avranno più senso, perchè di giorno in giorno tutto è smentito; e nulla può essere preso in parola perchè un fatto o una dichiarazione dureranno lo spazio di un giorno.

L'ultimo punto per me cruciale e che vale come conclusione del seminario, riguarda il ruolo della letteratura in tutto ciò: "La lettteratura è costruttrice di senso e di significati". Per l'Arslan è azione positiva; è forza che nutre l'ottimismo che la anima. E' sguardo profondo in un tempo che ci tiene forzatamente in superficie. Indaga i valori comuni con i sentimenti umani di tutti i tempi. Dà voce a ciò che voce non ha avuto e che non ha nella quotidianità. Usa le parole in modo preciso, così tanto maltrattate nell'uso comune.