Le piscine di Selvana

 Questa inchiesta nasce da un fatto molto semplice:
Amo passeggiare ovunque e guardarmi attorno. Osservo ciò che succede, cosa cambia nel tempo. Mi piace notare le cose.
Selvana è uno dei tanti quartieri di Treviso. Mi capita molto spesso di camminare da queste parti. Dalla primavera del 2011 sono alla scoperta dei più nascosti angoli di questo luogo.
Ci sono scorci molto belli. Selvana è un posto nel complesso gradevole: l’acqua è dappertutto. Il Limbraga e lo Storga, fiumi di risorgiva, scorrono qui. E, sottoterra, la falda è molto superficiale. Molto verde naturale si trova proprio vicino allo Storga, nelle frange agricole che si mescolano con la città residenziale di villette e piccole palazzine. Uno di questi angoli verdi, riparmiati dalla cementificazione urbana, si trova (tra poco meglio dire “si trovava”) alla fine di Via Zanella. Lì dove ora stanno costruendo le nuove piscine comunali.
Già, le nuove piscine comunali: una storia lunga decenni. Arrivare all’inizio dei lavori deve essere stata una gran soddisfazione per chi questo progetto l’ha sempre voluto.
Un’ opera pubblica sta per essere realizzata per l’interesse di tutta la cittadinanza. Ci sono dei però.
I miei però sono quelli di una qualsiasi cittadina che si chiede come sia possibile che un progetto del valore di più di 4.000.000 di Euro e più, di cui il 75% è spesa pubblica, cioè del comune, sia andato in porto senza avere maggiori riguardi rispetto all’ambiente circostante.
Già lo so che cosa potrebbe rispondermi il sindaco. In effetti sto aspettando la risposta ad una lettera che gli ho inviato. Tutto è stato eseguito secondo le norme e le regole: le regole del Piano Regolatore sono state appositamente verificate in loco, niente è stato fatto senza rispettare le indicazioni di dettaglio del PRG, perfino le recinzioni. Pure per quanto riguarda l’area protetta vicina, si è fatto tutto il dovuto. Il progetto non inciderà negativamente sullo Storga. Ma io ho dei però… E vorrei che qualcuno ascoltasse e che capisse il malcontento.
Credo che il primo “malcontento” dipenda dal confronto fra la situazione di prima e ciò che ci sarà dopo.  Prima dell’intervento, infatti, quest’area era decisamente un’area agricola a prati stabili con siepi. Niente di più naturale in un contesto urbano, a stretto contatto con un’area residenziale. Il dopo è già visibile nelle recinzioni cementose, nell’area a parcheggio e, la cosa peggiore, nell’abbattimento di tutte le siepi campestri che intralciavano i lavori.
Per me questa è una bruttura! Come si fa a passare da un ambiente (semi) naturale ad uno cementoso così INDIFFERENTEMENTE senza preoccuparsi che lo si sta trasformando per sempre? Non considerando che gli spazi liberi naturali stanno scomparendo a Treviso? Il tutto con il beneplacito del comune che di queste cose si dovrebbe proccupare. Mette i soldi di tutti nel progetto (la percentuale di maggioranza) e non dà indicazioni progettuali a maggior tutela del verde naturale? Il comune lo può fare! Può pretendere di ottenere che una opera pubblica sia realizzata tutelando gli interessi di tutti; non solo con la sua realizzazione, ma preservando ciò che è già di tutti: il bel paesaggio circostante. Questo sì i cittadini lo possono pretendere.
Così, ancora una volta, vediamo che un altro pezzo di territorio e di città è trasformato in un modo così banale e che un’occasione di fare bene è andata sprecata.
Pica


Dopo aver visto con i miei occhi la situazione, sentivo che dovevo fare qualcosa e protestare. Quel che ho fatto è abbastanza semplice: ho scritto un esposto al Sindaco del comune di Treviso. La risposta è arrivata solo dietro un mio sollecito e la pubblicherò fra qualche giorno. Intanto qui ho riportato il testo della lettera e la relazione allegata alla stessa appena più in basso.

L'esposto al Sindaco di Treviso del 10 Agosto


Al Sindaco del Comune di Treviso




La sottoscritta Pica
espone quanto segue:

Ciò che sta per essere esposto riguarda l'area dell'intervento di costruzione delle nuove piscine comunali situate in via Zanella, Selvana, in comune di Treviso.

Come premessa si riporta la descrizione della situazione da me rilevata antecedentemente i fatti che con questo esposto voglio esplicare.

A Giugno 2011 quando le prime opere di urbanizzazione primaria sembravano concluse assieme alla recinzione delle proprietà, era presente una siepe naturale dell'altezza di circa 7-8 metri con presenza di specie arboree tipiche della siepe ripariale della pianura veneta. Non si trattava di un semplice insieme di alberi ma di un ecosistema organizzato: dalle specie arboree, arbustive fino alle specie erbacee.

Il 2 Agosto dopo un breve sopralluogo la siepe in questione risultava quasi totalmente distrutta per una lunghezza pari a 100 metri lineari: le specie arboree sono state capitozzate a livello del suolo, gli arbusti eliminati, il fosso scavato e il campo attiguo arato.

Con questo esposto si chiedono spiegazioni sul fatto di cui sopra, in particolare se trattasi di intervento autorizzato con queste modalità dall'Amministrazione Comunale.

I fatti sono illustrati negli allegati alla presente con foto e descrizione di dettaglio della specie vegetali rilevate nel piccolo lembo di siepe che è stato risparmiato e nei rimasugli vegetali vivi
ancora visibili.

Inoltre, si chiede, alla luce delle norme comunali (norme tecniche di attuazione del PRG), regionali (sulla redazione della VINCA - valutazione di incidenza ambientale DGR 3173 del 10.10.2006 e allegati), nazionali (DPR 357/1997) ed europee (92/43/CEE) come sia stato possibile dar seguito a questo tipo di intervento, data la vicinanza dello stesso al SIC "FIUME SILE DA TREVISO EST A SAN MICHELE VECCHIO" e dal Parco dello Storga (meno di 200 metri lineari).

Non solo, si chiede se sia stata svolta un'adeguata valutazione, e con quali esiti, sulla tipologia di recinzione utilizzata e per quali ragioni, in un contesto ambientale delicato e connesso al SIC e al Parco dello Storga siano stati approvati interventi di cementificazione delle recinzioni invece di sostenere scelte di minor impatto ambientale, naturalistico, nonché estetico.

In aggiunta, si chiede come sia stato possibile realizzare scarpate lungo i fossati esistenti che, date le pendenze elevate delle stesse, sono attualmente oggetto di notevoli fenomeni di erosione e smottamento, mettendo a rischio la stabilità della viabilità locale.

Sono convinta che sia possibile - anzi doveroso - conciliare la realizzazione di interventi, e in particolar modo di opere pubbliche, con la tutela dell'ambiente soprattutto in quelle - purtroppo ormai rare - aree di pregio e di tutela; la tutela del nostro ambiente naturale è un dovere civico per ogni cittadino.


Resto in attesa di riscontro e porgo distinti saluti.



Treviso, 10 Agosto 2011

In fede


La relazione presentata: